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Imprese, nuove strategie: "Ricambio generazionale, ci giochiamo il futuro"

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25.03.2026

Da sinistra Jessica Morelli, Ruggero Villani, Davide Bellotti e Paolo Cirelli

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C’è un fantasma che agita il mondo delle imprese, in particolare quelle della nostra provincia. Si chiama ricambio generazionale. Per la verità il pericolo che incute questo spettro si è da tempo fatto reale visto che negli ultimi dieci anni il numero delle aziende che hanno chiuso i battenti sono state più di cinquemila, una fetta consistente, dunque, del panorama produttivo ferrarese che oggi conta attorno a 30.000 imprese. Di questo tema, molto sentito, si è parlato ieri mattina in Camera di Commercio alla presentazione dell’evento che si terrà nel pomeriggio di oggi (alle 16), sempre in Largo Castello 6, per iniziativa di ’Ferrara Sviluppo imprese’ e delle tre associazioni che l’hanno fondata tre anni fa: Cna, Confartigianato e Confcooperative. Il quadro di riferimento è dunque molto complesso, ha esordito il presidente di Sviluppo imprese Davide Bellotti, anche perché il fenomeno è più accentuato nella nostra provincia. I giovani, ha aggiunto, faticano a "fare impresa" e nel frattempo le aziende chiudono o in altri casi vendono ad esempio a fondi di investimento che poi, magari, decentrano l’attività.

Di qui la necessità – proprio di questo si tratta – di difendere il nostro tessuto produttivo che naturalmente genera una ricaduta altrettanto importante dal punto di vista sociale. Di "momento delicato" ha poi parlato Paolo Cirelli direttore di Confartigianato: "Con il ricambio generazionale, ha detto, si giocano le sorti delle aziende". Indispensabili, allora, preparare gli strumenti adeguati per far fronte al complesso problema. Cirelli ha poi annunciato che nell’occasione sarà presentato uno studio, realizzato dall’associazione, sull’invecchiamento della popolazione imprenditoriale e sul contestuale calo delle imprese che, percentualmente negli ultimi citati dieci anni, è stato del 14,5%, un’enormità. Il dettaglio delle rilevazioni indica inequivocabilmente che il numero degli artigiani giovani (under 35) è davvero minimo: appena il 7% del totale. Quasi il 45% ha fra i 36 e i 54 anni, il 32% fra i 55 e i 65 anni e infine il 15% supera i 65 anni e dunque la soglia pensionistica. Come dire che gli anziani sono il doppio dei giovani; la parità venne superata quasi dieci anni fa, poi questa sorta di declino. Interessante anche la risposta degli imprenditori al quesito se, dopo di loro, proseguirà l’attività aziendale: ne sono certi solo i trequarti. Un modesto 3,5% lascerà la "bottega" ai figli. Molti e interessanti i perché dietro questo nebbioso panorama: burocrazia, finanza, competenze… Sullo sfondo, intanto, si profila anche un’altra opportunità per salvare l’azienda: riunirsi in cooperativa. Ne ha parlato Ruggero Villani direttore di Confcooperative Romagna estense sottolineando come siano già 40 le aziende recuperate e dunque capaci di mettere insieme competenze e di realizzare fondamentali economie di scala. In più il sistema offre risposte finanziarie adeguate grazie al ricorso alle leggi Marcora, ai fondi interni dell’associazione e alle Banche di credito cooperativo che rientrano nel sistema. Sono poi a disposizione manager per accompagnare questi processi. "Ci sentiamo un po’ soli" ha in chiusura osservato Jessica Morelli presidente di Cna, ma il convegno chiarirà che c’è un mondo intero al fianco degli imprenditori e con loro strumenti adeguati.

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