Antonio Milia, l’assoluzione è definitiva: il brigadiere che uccise il superiore affetto da “disturbo delirante”
Un’immagine scattata in caserma dopo l’omicidio
Per approfondire:
Articolo: L’omicidio nella caserma di Asso del 2022, indagati tre medici della commissione che aveva giudicato idoneo il brigadiere killer Antonio MiliaArticolo: Strage di Asso, il carabiniere che uccise il suo comandante “soffriva di disturbi psichici”: la sentenzaArticolo: Un anno fa il dramma. L’Arma ricorda Furceri il comandante ucciso da un altro carabiniereRicevi le notizie de Il Giorno su Google
SeguiciAsso, 7 aprile 2026 – La sentenza di Antonio Milia è diventata definitiva. Si chiude così una pagina tragica iniziata la sera del 27 ottobre 2022, quando il brigadiere dei carabinieri in servizio alla caserma di Asso aveva ucciso a colpi di pistola il diretto superiore, il maresciallo Doriano Furceri.
A dicembre la Corte d’Appello Militare di Roma, al termine del procedimento di secondo grado e dell’esito di una nuova perizia, era giunta alla stessa conclusione dei giudici che si erano espressi in precedenza: Antonio Milia era al momento dei fatti, ed è tuttora, totalmente incapace di intendere e volere, e socialmente pericoloso.
Era stato dunque assolto dall’accusa di “insubordinazione con violenza pluriaggravata”, la qualificazione prevista dal Codice penale militare per l’omicidio volontario, per “difetto di imputabilità”. La stessa conclusione del Tribunale Militare di Verona, cui si è arrivati in base all’esito di ripetute perizie e consulenze.
La patologia
Antonio Milia, difeso dall’avvocato Roberto Melchiorre, è risultato affetto da un disturbo delirante di tipo persecutorio, con una patologia caratterizzata da “uno o più deliri che persistono, ben strutturati, non bizzarri, e compatibili con la realtà sul piano formale, ma fondati su convinzioni erronee, rigide e non modificabili dal ragionamento o dall’esperienza”, tale da comportare “un totale scollegamento dalla realtà”.
Ma a causa della sua contestuale pericolosità sociale, ugualmente affermata e ribadita, è sottoposto a una misura di sicurezza in una struttura specialistica nel Comasco, dove si trova tuttora. Problematiche che, secondo i periti, sarebbero esplose nel 2022, quando cominciarono a manifestarsi i suoi pensieri persecutori, senza che venisse “immediatamente valorizzata la problematica che si stava via via manifestando”, iniziando così un “ lungo e tragico percorso di cura”.
L’altra giustizia
L’esito del percorso giudiziario di Milia corrisponde per contro alla trasmissione degli atti da parte del Tribunale Militare, che ha proceduto per i reati commessi all’interno della caserma, alla Procura di Como, competente per l’ipotesi di una condotta di negligenza professionale ritenuta “rilevante rispetto alle condotte poste in essere”, a carico dei medici della Commissione Militare che a ottobre 2022 “dichiararono incondizionatamente idoneo al servizio l’imputato, restituendogli l’arma”.
WhatsAppFacebookXPrint
© Riproduzione riservata
Tag dell'articolo
Dalle cittàOmicidioProcessoCarabinieri