Il giallo del telegramma al brigatista ergastolano Marco Mezzasalma, “Sono solo auguri di compleanno”. Bloccato dal magistrato dal 2024: è criptico
IMarco Mezzasalma e Nadia Desdemona Lioce, esponenti delle Nuove Brigate Rosse
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La sentenza della Cassazione
Ora una sentenza della Cassazione ha bocciato lo stop dei giudici milanesi e disposto un nuovo esame dello scritto. Non è la prima volta che la Suprema Corte si pronuncia in questa direzione: lo ha già fatto il 5 febbraio 2025, annullando la precedente ordinanza del Tribunale. In quell’occasione, gli ermellini avevano rilevato «la mancanza di motivazione della decisione», tenuto conto «dei generici riferimenti contenuti nel provvedimento alla possibilità che la missiva riportasse “messaggi criptici pericolosi”, senza però confrontarsi con quanto dedotto dalla difesa in ordine al fatto che il telegramma trasmesso poteva contenere semplicemente gli auguri di compleanno del detenuto da parte di una persona, comunque individuabile».
Il rigetto del Tribunale di sorveglianza
Il 12 giugno 2025, però, il Tribunale di sorveglianza ha rigettato il secondo reclamo di Mezzasalma, ribadendo che il telegramma è firmato solo con un nome proprio e che l’impossibilità di risalire al mittente ne rende «ambiguo il contenuto». E ancora: le frasi «espressive di “sentimenti affettivi”, ove lette in contesti diversi da quelli familiari o amicali, e in particolare nel contesto criminale di provenienza del condannato, possono acquisire un diverso significato, ossia di condivisione e di rafforzamento delle scelte delittuose del detenuto».
La difesa di Mezzasalma
La difesa del brigatista si è rivolta per la seconda volta alla Cassazione, sostenendo che il diritto fondamentale all’inviolabilità e alla segretezza della corrispondenza, sancito dall’articolo 15 della Costituzione, implica che il controllo dell’autorità giudiziaria in casi come quello di Mezzasalma «non sia meramente formale», ma argomenti in maniera «congrua» le decisioni. Inoltre, l’avvocato del sessantaseienne ha aggiunto che i giudici non avrebbero considerato un elemento: M., amica «di lunghissima data» del brigatista, gli ha inviato un telegramma di auguri firmato col suo nome di battesimo il 15 giugno 2024; cioè due giorni prima che Mezzasalma compisse 65 anni. M. e un’altra donna, G., sono le uniche a ricordarsi di lui in quella data; ed entrambe sono «estranee ai reati» commessi dall’uomo. Infine, la tesi, il provvedimento non si sarebbe «confrontato con il fatto che il telegramma non è anonimo, posto che, in calce al testo, vi è la firma di M. e in quanto esso contiene, nell’intestazione, il nome, il cognome e l’indirizzo del mittente, oltre alla data di invio».
Conclusione della Cassazione
Detto che Mezzasalma non può conoscere il contenuto della missiva – se ne avesse piena contezza, verrebbe meno il senso di monitorare la sua posta per questioni «investigative o preventive» –, per la Cassazione il verdetto di merito è viziato: non basta l’assenza del mittente. Ammesso che sia davvero così: «Per comune conoscenza – ragionano i giudici – il telegramma non costituisce una forma di comunicazione anonima: il mittente deve necessariamente indicare le proprie generalità all’ufficio postale» o utilizzare un’utenza telefonica, «anch’essa riferibile a un soggetto giuridico ben identificabi
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