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Commercialista condannato per appropriazione indebita: “Usò due milioni per sé, lasciando le briciole per i fragili in carico”

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27.02.2026

In Tribunale a Brescia il verdetto di primo grado contro il commercialista Maurizio Nostro

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Brescia, 26 febbraio 2026 – Invece di usare i soldi che avrebbe dovuto amministrare e che sarebbero serviti per sostenere le persone fragili della quali era responsabile, aveva speso due milioni per sé: secondo l’accusa e la conseguente sentenza di primo grado, soltanto una parte dei fondi veniva davvero usata per le persone che aveva in carico. Il Tribunale di Brescia ha emesso una sentenza che vede Maurizio Nostro, commercialista sessantaquattrenne originario di Brescia, condannato a 5 anni e quattro mesi di reclusione per appropriazione indebita. Le gravi accuse a suo carico riguardavano la sottrazione di fondi destinati a persone vulnerabili: in particolare anziani e disabili, dei quali era legale amministratore.

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Rito abbreviato

L’iter giudiziario si è svolto attraverso il rito abbreviato – chiesto e ottenuto dall’imputato per avere la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna – nonostante la richiesta del pubblico ministero di una pena ancora più severa, pari a 5 anni e sette mesi. Maurizio Nostro era accusato di aver gestito in modo fraudolento oltre due milioni, sottratti dai conti di persone a lui affidate.

Fondi che servivano per sarebbero dovuti servire a soddisfare le loro necessità personali, sanitarie e di soggiorno. Secondo la ricostruzione accusatoria il commercialista avrebbe deliberatamente deviato le risorse a lui affidate per i più deboli, utilizzandole per esigenze personali e lasciando i propri assistiti senza i fondi necessari per la loro cura e sussistenza.

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La tentata difesa

Durante il processo, l’imputato ha tentato di difendersi, sostenendo di non essersi arricchito personalmente e affermando di aver usato gran parte delle somme in modo lecito e dimostrabile, cioè per aiutare altri assistiti. Durante le udienze del procedimento ha ammesso di aver trattenuto soltanto una parte delle somme asserendo che il resto fosse dedicato, sebbene in modo confuso, ai bisogni degli amministrati.

La difesa ha affermato che solo una piccola frazione dell’ammanco totale fosse riconducibile a spese personali. La linea difensiva tesi non ha convinto i giudici, che hanno accolto la tesi dell’accusa evidenziando l’assenza di scritture contabili adeguate e di trasparenza nella gestione degli affari.

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