Dacia Maraini e lo scrigno dei ricordi: “Le voci di Moravia e PPP. E quel viaggio con la Callas”
Conversazione con Dacia Maraini
Articolo: Jannacci e la Milano che fu. Un viaggio nella memoria tra monologhi e canzoni
Articolo: Da Dalla e Battisti a Coleridge. Doppio evento con musica e attori
Articolo: La lezione dell’esule a Pioltello
Dacia Maraini si racconta. E racconta "le donne che hanno cambiato il mondo con la parola". Lei è una delle più importanti scrittrici italiane. Figura storica del Novecento, è autrice - tra le più lette e influenti - di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi tradotti in oltre 25 Paesi. Mercoledì 25 febbraio alle 18.30 sarà alla Rizzoli di Milano (Galleria Vittorio Emanuele) per presentare l’ultimo libro dal titolo “Scritture segrete” (Rizzoli). Interverrà con l’autrice Eliana Di Caro.
Il libro è descritto come "un viaggio intimo che entra nella storia della letteratura attraverso le donne che hanno fatto della scrittura un momento di libertà: da Vibia Perpetua a Michela Murgia, da Virginia Woolf a Jane Austen".
Qual è il filo che le unisce?
"Credo che l’idea di un viaggio di parole, in un cammino della libertà, sia la definizione giusta. Le donne hanno sempre scritto ma non sono state prese sul serio. Come le mistiche, che chiuse in convento hanno scritto, anche con tanta sapienza. Nessun critico le ha mai degnate di un giudizio. Oggi forse si comincia, è diverso, ma sono state ignorate per secoli".
Il titolo “Scritture segrete” come nasce?
"La scrittura, ma anche solo la conoscenza, erano considerate poco raccomandabili per una donna. Jane Austen racconta che nascondeva le pagine scritte sotto le camicie da stirare. Una ragazza da marito più era ignorante e meglio veniva considerata, pronta a ubbidire e a fare un figlio all’anno".
"A lume di candela o su un prato fiorito, le donne hanno sempre letto. I loro occhi si posavano sui libri scelti dagli uomini. Così, per secoli, le donne hanno conosciuto solo gli scritti dei “padri”". Lei racconta di queste “madri“ attraverso 75 scrittrici che ha amato. Perché proprio loro?
"Ci tengo a specificarlo: questa non è un’antologia. Mancano infatti tante scrittrici che ho amato ma di cui non mi è capitato di scrivere. Sono incontri felici con autrici che ho avuto voglia di raccontare. Non sono scelte razionali e motivate. Il libro va preso in questo senso, non come una lista di scrittrici meritevoli da catalogare".
Lei nasce a Fiesole 89 anni fa: suo padre era Fosco Maraini, un etnologo orientalista. Sua madre, Topazia Alliata, era una pittrice e nobildonna siciliana. Com’è stata la sua infanzia?
"Prima felice, ci trasferimmo in Giappone a causa del lavoro di mio padre. Ero completamente integrata nel mondo giapponese. Poi infelice e crudele quando mio padre e mia madre hanno rifiutato di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò e i fascisti italiani hanno chiesto ai giapponesi di rinchiuderci in un campo di concentramento dove abbiamo patito la fame, il freddo, le malattie, le bombe. Ogni sera mi stupivo di essere ancora viva. È stato così per due anni interi, un’esperienza che ha segnato la mia vita".
Dopo la liberazione la sua famiglia torna in Italia, in Sicilia. Un ritorno che lei raccontò in “Bagheria”.
"Non è stato facile passare da una cultura così diversa come quella giapponese alla nostra. MI hanno aiutato i libri, la scuola, gli amici".
A 18 anni seguì suo padre che si era trasferito a Roma. Lei all’inizio studia e lavora come archivista, segretaria e poi giornalista.
"Ho cominciato a scrivere a 13 anni, sul giornale della scuola Garibaldi di Palermo. E non ho mai smesso".
Il successo arrivò con il romanzo “L’età del malessere” (1963) che le valse il Premio Formenor. Che effetto le fece?
"Non è facile per una giovane donna farsi prendere sul serio. Quel premio mi ha dato una certa sicurezza".
E inizia anche a pubblicare le sue prime raccolte di poesie. Scrive trenta opere come sceneggiatrice, arrivando anche a fondare un teatro gestito da sole donne. Dove prendeva tanta forza e ispirazione?
"Non lo so. Scrivevo per passione. Amavo il teatro. La scrittura cinematografica mi è servita soprattutto per guadagnare. Con i libri e col teatro non prendevo una lira".
Tra i suoi romanzi più importanti “La lunga vita di Marianna Ucria” (Premio Campiello), “Bagheria“ (Premio Strega), “Memoria di una ladra”, “Vita Mia”, “Corpo felice”. A quale di questi è più affezionata?
"Ogni libro mi ha imprigionata in un mondo immaginario che è durato due o tre anni, anche cinque come è successo con “Marianna Ucria”. Ogni romanzo è stato per me una compagnia profonda e intensa. Non saprei scegliere".
Nel corso della sua vita ha conosciuto personaggi, scrittori e registi che hanno fatto la storia culturale italiana. Primo fra tutti Alberto Moravia, suo compagno di vita fino agli anni ’80. Il ricordo di Moravia.
"Alberto era una persona straordinaria: pieno di energia e di talento ma anche delicato d’animo e generoso. Contrariamente a molti uomini, era attento e rispettoso della personalità femminile. Se chiudo gli occhi posso ancora sentire la sua voce dolce e ironica".
Conobbe anche Pier Paolo Pasolini. Lei ha detto: "Lo sogno e sento la sua voce".
"Sì, le voci , sia di Alberto che di Pier Paolo sono molto vive nel mio ricordo. Nelle loro voci c’era tutta la loro storia, il loro affetto, la loro conoscenza del mondo".
E Maria Callas. Dove la conobbe e com’era?
"Maria Callas l’ho conosciuta una volta a Parigi quando siamo andati con Pier Paolo a vederla in teatro. La sua voce ti prendeva e ti trasportava in mondi lontani. Era un drago sulla scena. Quando appariva lei gli altri scomparivano. Poi un giorno Pier Paolo mi ha detto: “Questa volta verrà con noi in viaggio anche Maria”. Io ho detto: “Maria chi?” “Maria Callas“, è stata la risposta. La notizia mi ha spaventata, ho pensato che viaggiare con una diva sarebbe stato un disastro".
"Quando l’ho vista arrivare da Parigi con un paio di blue jeans e i capelli legati dietro la nuca, il passo incerto e un sorriso timido ho capito che nella vita quotidiana era tutt’altra persona. Si è adeguata ai disagi del nostro viaggio. Noi andavamo in zone selvagge dove non c’erano grandi alberghi ma solo catapecchie, a volte solo una tenda per dormire. E lei non ha mai protestato. Ma anzi, era divertita come una bambina e felice di stare accanto al suo amato Pier Paolo".
Lei vive tra Roma e Pescasseroli, in Abruzzo. Perché Pescasseroli? Come lo ha scelto?
"Ero molto amica di Ettore Scola e di sua moglie Gigliola. Loro avevano una casa lì e ogni anno mi invitavano per le feste ad andare da loro. Così ho conosciuto quel piccolo ma orgoglioso e gentile paese e me ne sono innamorata".
E per finire, lei, paladina della forza delle donne: la sua donna simbolo di ieri e di oggi?
"Farei un torto a tante indicandone una sola. Le donne, essendo state escluse per tanto tempo dal sociale, sono spesso più entusiaste e pronte a mettere tutto se stesse nel lavoro. Meno abituate al potere, possono sublimare meglio. E per sublimare intendo trasformare la propria aggressività in curatela".
© Riproduzione riservata
