Figli senza mensa, donne a casa: occupazione femminile ridotta dove manca il servizio scolastico
Una donna al lavoro
Per approfondire:
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L’occupazione femminile
Cosa succede sul fronte dell’occupazione femminile? La media del tasso di occupazione nella fascia d’età 25-64 anni è del 75% a livello regionale; sopra questa media ci sono le province di Bergamo, Lecco, Lodi, Milano, Monza. Tendenzialmente, nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta. Questa è una relazione da leggere nei due sensi: da un lato, la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all’offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall’altro, è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. Chiaramente, la presenza di mense scolastiche è solo uno degli aspetti che concorre a favorire l’occupazione femminile; inoltre, anche dove la quantità è alta, non è detto che la qualità del lavoro (parità di retribuzione, tutela da discriminazioni e molestie, possibilità di carriera) lo sia altrettanto. Accostare questi dati permette, comunque, di orientare anche le scelte degli investimenti nelle scuole.
Daniela Bandera
L’analisi dei dati
«I dati di Openpolis mostrano con chiarezza come la mensa scolastica non sia un servizio accessorio, ma un’infrastruttura sociale ed economica – commenta Daniela Bandera, co-coordinatrice gruppo tecnico Le Imprenditrici Confindustria Brescia –. Il dato bresciano, seppur positivo, è ancora fragile, a maggior ragione nel confronto con realtà come Milano. Senza un sistema solido di servizi educativi, il rischio è che la conciliazione ricada sulle scelte individuali delle famiglie o sulla riduzione dell’orario di lavoro delle donne. Se vogliamo parlare seriamente di conciliazione e di crescita, dobbiamo quindi considerare i servizi educativi come parte integrante dell’infrastruttura di sviluppo della città».
Le strategie
La soluzione non è così semplice: «Noi, come imprenditrici, ci siamo sempre fatte carico di queste problematiche, ma appunto i vincoli strutturali, spesso, rendono difficile per i nostri collaboratori e collaboratrici di poter fruire anche della flessibilità d’orario che viene concessa e impediscono anche alle imprese di cogliere tutte le opportunità che si nascondono nei cambiamenti sociali. Proprio la mensa ne è un esempio significativo, perché permette una giornata lavorativa piena. Senza, molte famiglie devono trovare soluzioni private o ridurre l’orario. Un territorio che vuole attrarre talenti e imprese deve investire anche nei servizi educativi, che sono parte della competitività».
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