Il grande hockey torna a Milano? House of Doge e Intercom Dr.Leitner, chi c’è dietro al progetto
Il corteo dei tifosi dell'HC Milano che hanno affollato l'Arena Santa Giulia per le final four del campionato italiano
Per approfondire:
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Poi, dopo i Giochi (e dopo la manifestazione dei tifosi rossoblù, accorsi a migliaia per esporre i loro simboli e cantare in occasione delle final four del campionato italiano), hanno preso sempre più consistenza. Tanto che nei giorni scorsi si è parlato espressamente di un piano ben più che abbozzato: obiettivo, pare, schierare una squadra professionistica ai nastri di partenza della Ice Hockey League, il più importante campionato transfrontaliero in Europa dopo la KHL russa.
Chi c’è dietro
Ora, un nuovo sviluppo. Indiscrezioni giornalistiche – fra le altre due articoli, uno sul portale austriaco laola1 e uno sul sito all news altoatesino salto.bz – ma anche le dichiarazioni di uno dei possibili protagonisti hanno permesso di conoscere i nomi dei possibili investitori.
A pensare di riportare il grande hockey all’ombra del Duomo sono soggetti che con Milano, almeno per il momento, hanno poco a che fare. Si tratterebbe, infatti, dell’azienda di criptovalute internazionale House of Doge (gli inventori delle cosiddette “memecoin”), già proprietari della Triestina nel calcio e dell’HC Sierre in Svizzera nell’hockey e di Intercom Dr.Leitner, la società di Vipiteno specializzata in soluzioni riguardanti le tecnologie del ghiaccio, all’opera anche in occasione delle recenti Olimpiadi invernali Milano Cortina.
I tifosi dell'HC Milano all'interno dell'arena Santa Giulia
L’interesse
Milano sarebbe una piazza evidentemente ghiotta per l’Ice Hockey League. Così come pare chiara la “fame” di hockey in città. Tutto fatto, quindi? Piano. Restano sul piatto diversi temi spinosi. Primo fra tutti, l’impianto. Stante la trasformazione in palazzetto per concerti dell’Arena di Santa Giulia (per altro sovradimensionata per un’eventuale squadra di club) e l’attuale indisponibilità del PalaCandy (l’Agorà), resterebbe la pista – in tutti i sensi – della conservazione dell’arena temporanea da 4.000 posti a Rho Fiera, utilizzata durante le Olimpiadi per i match del torneo femminile. Poi, però, bisognerebbe pensare a costruire un nuovo impianto, se il progetto dovesse prendere definitivamente il volo.
C’è poi la questione della “tassa d'ingresso” (expansion fee), una sorta di versamento obbligatorio per ammettere la squadra nella lega, così come le garanzie da offrire a livello di sponsorizzazioni.
Un momento della finale olimpica di hockey su ghiaccio fra Usa e Canada
Le dichiarazioni
Questioni che sembrano sfumare a fronte delle dichiarazioni entusiaste rilasciate da Christof Leitner, l’imprenditore altoatesino alla guida di Intercom Dr.Leitner, al sito salto.bz. "Quando a gennaio ci sono state le Final Four all’Arena di Santa Giulia - ha detto Leitner ai colleghi di salto.bz - si è visto quanta voglia di hockey c'è. Si è visto che a Milano esiste proprio una cultura dell’hockey, basta pensare agli scudetti vinti dalle squadre milanesi”, racconta.
Una passione a cui si unisce, al momento, un’intensa attività a livello di movimento di base. Manca il collante definitivo, ovvero una squadra professionistica. “Milano è una metropoli che merita una società di hockey che giochi in ICE Hockey League – sono ancora parole di Leitner – Vedo un grandissimo potenziale”. Che Leitner vorrebbe sfruttare insieme ad House of Doge. L’obiettivo è creare un “progetto duraturo, per cui è fondamentale che si crei un centro federale a Milano. E poi vogliamo partire con una squadra da ICE Hockey League ma contemporaneamente costruire un settore giovanile che dia linfa” al club.
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I tempi e i costi
Dettagli finali? Per Leitner il progetto verrà presentato “ad aprile”. Questo vuol dire che assai difficilmente si sarà sul ghiaccio nella stagione 2026-27. Si starebbe discutendo anche con alcuni imprenditori milanesi per ancorare l’iniziativa al territorio. I costi? Si è parlato di una cifra fra i sei e gli otto milioni di euro. Leitner con salto.bz è più ottimista. “Per partire credo servirà meno”, afferma. Tutto, comunque, è ancora da decidere. A partire da nome e colori sociali.
L’avviso ai naviganti dei tifosi che hanno riempito l’Arena Santa Giulia sventolando bandiere e sciarpe con i colori di Saima e Vipers – per fare due nomi – è chiaro: vietato rinunciare al rossoblù.
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