Stefano Pietta: persona, giornalista. “Adoro la mia condizione, perché è la mia vita. E io amo la vita”
Stefano Pietta in postazione per la sua webradio
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Manerbio (Brescia) – Stefano Pietta ha 41 anni, vive a Manerbio in provincia di Brescia. E siede da sempre su una carrozzina, ma la cosa non solo non lo preoccupa affatto, lui ne va fiero. “Se c’è una cosa che odio – spiega a Luce! - è l’idea che la disabilità sia una parentesi da spiegare in anticipo su tutto il resto. Prima viene la persona. Poi, semmai, la sua condizione”.
La storia di Stefano è quella di un giovane uomo che ha scelto la comunicazione come spazio di libertà. Fin dalla scuola primaria usa il computer, poi conquista un diploma tecnico, oggi vanta una formazione informatica solida e da anni lavora in telelavoro come impiegato informatico per una fonderia. Nel tempo libero, giorno dopo giorno, ha saputo costruire una vera e propria identità pubblica, vestendo i panni del giornalista appassionato e del conduttore radiofonico.
È così che nel 2013 nasce STERADIODJ (qui il link; la sua mail è stedj84@gmail.com), una web radio attiva 24 ore su 24. All’inizio musica, notizie, rassegna stampa. Poi una svolta naturale: le persone. Le loro storie, le loro fragilità, le loro battaglie. Oggi le interviste sono il cuore del progetto, con la parola che passa dagli scrittori esordienti alle persone con disabilità, dai giornalisti agli operatori sociali. Venti minuti di dialogo dove conta soprattutto l’aspetto umano. Scrivere, per Stefano, è possibile ma faticoso. La parola detta, invece, è immediata, viva. È lì che si sente davvero a casa. “La mia condizione – spiega con la serenità nella voce- è un punto di forza, non un punto di meno”.
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Stefano sa fare un sacco di cose, la maggior parte delle quali sono dedicate agli altri, ma ha anche tempo per portare avanti la sua professione e le sue passioni. È volontario onorario della Croce Rossa Italiana – Comitato di Brescia, testimonial dei City Angels, addetto stampa e collaboratore social per la squadra di powerchair football Brixia. L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia gli ha conferito il tesserino ad honorem di Giornalista Pubblicista per il lavoro svolto sul web.
Stefano, quando nasce la sua passione per il giornalismo e la comunicazione?
“Ho sempre avuto un debole per la comunicazione, soprattutto quella verbale. Scrivere per me è possibile, uso una tastiera normale, ma è faticoso. Parlare invece è più naturale, più immediato. Mi sono avvicinato al giornalismo per curiosità: volevo capire come lavoravano i giornalisti, come ragionavano. Ho iniziato a contattarli, a confrontarmi con alcuni di loro, ad entrare pian piano nel loro mondo. È una passione, non la mia professione principale, ma gli dedico davvero tanto tempo”.
Che rapporto ha con la sua disabilità?
“Io adoro la mia condizione, perché è la mia vita. E io amo la vita. L’ho sempre vista come un disegno; certo magari hai più difficoltà, ma in compenso sviluppi altri strumenti. Per me la disabilità non è un limite, è un punto di partenza. Ogni giorno cerco di pormi un obiettivo. Magari faccio le cose con tempi più lunghi e ho bisogno delle persone che mi stanno vicino. Ma la voglia di mettermi in gioco non mi è mai mancata".
Ha mai vissuto episodi di discriminazione?
“No, sinceramente no. Forse perché non mi sono mai fatto schiacciare. Il mio carattere, che ha alti e bassi come quello di tutti, è però fondamentalmente positivo. A scuola ho sempre trovato compagni pronti ad aiutarmi. In classe avevo un assistente ad personam, ma quando per qualche motivo non c’era, i compagni erano i primi a darsi da fare per darmi una mano. Anche i miei genitori mi hanno sempre stimolato a fare quello che desideravo e credo che tutto questo abbia fatto la differenza".
C’è una frase che usa spesso: “Prima di tutto c’è la persona”. Cosa significa per lei?
"Significa che non esistono persone con disabilità e persone “normali”. Esistono persone. Punto. Il resto viene dopo. Se partiamo da questo concetto, allora cambia tutto: lo sguardo, il linguaggio, le scelte che facciamo”.
Che rapporto ha con i social e con l’intelligenza artificiale?
“Io non ho mai scelto di usare l’intelligenza artificiale, almeno per ora. Può essere un aiuto enorme o una cosa molto negativa, dipende da come la usi. Lo stesso vale per i social. Gli haters esistono, ma spesso il loro comportamento dipende dai contenuti che pubblichiamo. Se fai contenuti di qualità, è più difficile che qualcuno ti attacchi gratuitamente".
STERADIODJ è attiva dal 2013. Come è cambiata nel tempo?
“All’inizio passavo musica, notizie, rassegna stampa. Oggi mi concentro soprattutto sulle interviste. È quello che mi affascina di più, perché ogni persona ha una storia. Passiamo venti minuti insieme ed è un tempo prezioso. Invito sempre chi ascolta a contattarmi perché spero che da un’intervista possa nascere anche un rapporto umano, magari un’amicizia”.
Quali temi sente più suoi?
“La disabilità, in tutte le sue forme, è centrale. Ma amo anche la musica, lo sport, il giornalismo. Ho una rubrica realizzata insieme a una fisioterapista in cui trattiamo temi di disabilità, una con una giornalista affetta da sclerosi multipla in cui facciamo interviste ai giornalisti, e a ancora un’altra rubrica a quattro mani col presidente di un’associazione che si occupa di minori scomparsi. Spazio e vario molto. L’unica cosa che evito è la politica, non per rifiuto ma perché la vedo come un tema destinato a generare solo scontri”.
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Ha realizzato anche un’indagine sull’accessibilità negli stadi. Cosa è emerso?
“È emerso qualcosa di inquietante. Solo cinque società calcistiche di Serie A su 20 hanno una tribuna stampa accessibile. Le persone con disabilità vengono separate da tutte le altre: da una parte i giornalisti, dall’altra noi. Ma anche io sono un giornalista e vorrei poter stare con i miei colleghi. Capisco le questioni di sicurezza, ma così la disabilità isola le persone. Lo stesso succede ai concerti: area disabili e una sola persona accompagnatrice. Se voglio stare col mio gruppo di amici non posso farlo. Questa non è inclusione”.
Pensa che le cose possano cambiare?
“Non dall’oggi al domani. Ma se cominciamo cambiando la mentalità, forse anche le strutture seguiranno. Io continuo a fare la mia parte, racconto, faccio domande, intervisto. I contatti me li trovo da solo, non ho una redazione alle spalle. Ma va bene così".
Cosa si augura per il futuro?
“Di continuare a fare interviste, ogni giorno a persone nuove. Di crescere come comunicatore. E di dimostrare che la voce di ogni persona non ha bisogno di permessi speciali per essere ascoltata".
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