L’hostess e la violenza “per 30 secondi”. “Le domande poste dalla difesa mi hanno fatto sentire sotto accusa”
Una protesta contro le violenze sessuali
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Milano – Si tornerà in aula il prossimo 14 maggio per la discussione, nel processo per violenza sessuale, imputato un ex sindacalista Cisl, accusato di aver molestato una ex hostess di volo, durante un incontro per una possibile causa sindacale. L’udienza si è tenuta ieri in Corte di Appello, come deciso dalla Corte di Cassazione che l’11 febbraio dello scorso anno aveva annullato l’assoluzione del sindacalista, rinviando gli atti ai giudici di II grado. L’udienza, a porte chiuse (su richiesta dell’imputato), si è concentrata sulla testimonianza della vittima di violenza sessuale, difesa dall’avvocato Gionata Bonuccelli.
La testimonianza della vittima
"Per me ripercorrere, a distanza di otto anni, quello che ho subito è stato faticoso ed emotivamente doloroso”. Ha dovuto testimoniare ancora una volta in aula la donna che nel 2018, quando lavorava come hostess, denunciò abusi da parte di un sindacalista all’aeroporto di Malpensa. Un caso “discusso“, in primo e secondo grado, il 48enne era stato assolto perché, così scrivevano i giudici, la donna in quei “30 secondi” avrebbe potuto opporsi. Un anno fa, però, la Cassazione ha annullato l’ultimo verdetto con rinvio per un processo d’appello bis, dopo il ricorso del sostituto pg Angelo Renna.
E ieri mattina davanti alla Corte milanese (giudici Manzi-Rinaldi-Fasano) la 49enne ha risposto ancora alle domande delle parti e dei giudici. “I giudici volevano evidentemente verificare che il suo racconto collidesse con quelli già agli atti e così è stato, anche se la difesa ha cercato di minare la sua credibilità”, ha chiarito il legale di parte civile. Per la Corte d’Appello di Milano, che aveva confermato il verdetto del Tribunale di Busto Arsizio del 2022, quei comportamenti dell’uomo, che i pm contestavano come abusi, non erano stati tali “da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta”. Una condotta che, sostenevano i giudici, “non ha (senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale”, ossia 20-30 secondi, che “le avrebbe consentito anche di potersi dileguare”.
Per la Cassazione, invece, “è chiaro” che la hostess, che si era recata dall’allora sindacalista “per esporre un problema di lavoro (...) era rimasta del tutto disorientata e sguarnita rispetto ai comportamenti dell’uomo”. E su questi aspetti la giurisprudenza è netta, perché la “sorpresa” di fronte all’abuso “può essere tale da superare la contraria volontà”, ponendo chi subisce nella “impossibilità di difendersi”.
Insomma, per la Suprema Corte, il "ritardo nella reazione”, ovvero “nella manifestazione del dissenso”, è “irrilevante” per la “configurazione della violenza sessuale”. “Avevamo concordato l’appuntamento per la possibile causa di lavoro nella palazzina sindacale a Malpensa, ma lui arrivò con un forte ritardo, quando ormai gli uffici erano chiusi e deserti”, ha raccontato la 49enne, che ha ripercorso pure quanto aveva già messo a verbale, confermando le molestie subite quel 12 marzo di nove anni fa. E fuori dall’aula ha spiegato: “Le domande poste dalla difesa mi hanno fatto sentire sotto accusa, sensazione che le donne vittime di violenza non dovrebbero più provare”. Il 14 maggio interverrà il pg per chiedere la condanna (chiese 3 anni nel primo processo di secondo grado), poi parleranno la parte civile e la difesa con l’avvocato Roberto Donetti. Mentre l’ex sindacalista ha reso già dichiarazioni spontanee.
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