Ma perché solo i "froci" possono dire "frocio"?
Gentile Direttore Feltri,ieri al Gay Pride di Roma ho visto diversi cartelli con scritte come «Più froci, meno fascisti» e richiami alla «frociaggine». Mi domando: perché certe parole possono essere usate liberamente da alcuni, mentre se le usa qualcun altro scatta subito l'accusa di omofobia?
Caro Dario,poni una questione che mi è molto cara e che affrontai anni fa in un libro dedicato alle parole proibite, I fascisti della parola. Già allora sostenevo una cosa semplicissima: noi non viviamo più in una società che giudica gli uomini per ciò che pensano, per ciò che fanno, per come si comportano. Li giudica per le parole che adoperano. È una forma di idiozia organizzata, ma soprattutto è una forma di ipocrisia.
La parola «frocio» è l'esempio perfetto. Se la usa un omosessuale durante un Pride, diventa ironia, autoaffermazione, linguaggio identitario, perfino orgoglio. Se la usa un altro, magari senza alcuna intenzione offensiva, diventa automaticamente un delitto morale. Non importa il tono. Non importa il contesto. Non importa l'intenzione. Conta solo chi parla. Siamo arrivati alla patente linguistica: alcuni possono dire tutto, altri non possono dire nulla.
Io questa cosa la considero ridicola.
Non mi scandalizzano........
