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Caro Indro, aiutaci a seminare zizzania

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22.07.2026

Si chiamava Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli: cinque nomi per un uomo solo, e il più bello è il quarto, Schizogene, che il babbo farmacista gli appioppò pescando dal greco e che significa, più o meno, "seminatore di zizzania". Mai battesimo fu più profetico. Zizzania ne seminò per settant'anni, e la seminò soprattutto dove attecchisce meglio: tra i vezzi dell'alta borghesia di sinistra, piantata in asso nel 1974 con un gesto che ancora le brucia. Venticinque anni fa, oggi, se ne andava, spegnendosi alla clinica La Madonnina di Milano. E io non credo alle combinazioni. Non credo ai casi, non credo alle coincidenze che si dispongono da sole come i soldatini sul tavolo di un bambino; credo alla volontà degli uomini di guardare la realtà e di scoprirvi un significato. Perciò, se questo giornale sceglie proprio la data della morte di Indro per rimettersi in cammino con un volto nuovo, non è distrazione del calendario: è una firma.

Oggi il Giornale cambia veste. Cambia grafica, cambia taglio, cambia l'aria che si respira sfogliandolo, e lo fa non per rincorrere le mode, ché le mode invecchiano più in fretta di chi le insegue, ma per riprendere fiato; per tornare a respirare col respiro largo della sua vocazione iniziale. Sono cinquantadue anni rotti che questo foglio esiste, ed è nato da Montanelli, da una sua ostinazione precisa: dare gli occhi a un popolo che rischiava di restare cieco, in un'Italia che pareva rassegnata a consegnarsi al vincitore senza nemmeno provare a difendersi. Se ne andò dal Corriere della Sera nel momento esatto in cui il Corriere, il foglio dei salotti buoni e della borghesia che comanda, si voltava a........

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