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Difesa delle radici ma visione dinamica: così acquisisce senso la controrivoluzione

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03.07.2026

Nel dedicare un intero libro al pensatore controrivoluzionario francese Rivarol e alle sue Massime, lo scrittore tedesco Ernst Junger non poté esimersi dall'osservare di aver fatto parte "dell'ultima risposta a una tendenza mondiale orientata a sinistra, come una corrente del Golfo, da 150 anni", cioè da quando la Rivoluzione francese, di cui proprio Rivarol era stato inizialmente un sostenitore e poi acerrimo avversario, fino per questo a morirne, aveva spalancato le porte al Mondo nuovo. Era una corrente rivoluzionaria, osservava ancora Junger, in cui la destra era sempre stata in subordine e proprio la Germania l'ultimo anello della catena a cedere. La "guerra civile mondiale" aveva fatto il resto, e ciascuno più o meno inconsciamente, sapeva che il vincitore non avrebbe fatto prigionieri. Di qui l'eccedere nella difesa come nell'offesa. Ma altresì Junger era consapevole, lui che era stato il disincantato cantore delle "tempeste d'acciaio" della Prima guerra mondiale, , il teorico della "mobilitazione totale" e del "milite del lavoro", l'operaio-guerriero della età della tecnica, in breve, l'esponente più brillante della cosiddetta "rivoluzione conservatrice", di essersi trovato superato dal proprio tempo. Non aveva previsto che il mondo potesse........

© Il Giornale