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Gli impuniti sanno sempre dove stare

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31.03.2026

Nel Paese degli indignati speciali, si scende in piazza per la bisteccheria di Delmastro o per le frasi di un capo di gabinetto. Ma sull'amico-portaborse di Ilaria Salis, invece, le lezioncine di opportunità-moralità si stemperano in un silenzio sconsolante. Nella percezione del perfetto militante anti Meloni, per capirci, i delitti imperdonabili sono i processi a carico dell'ex ministro Daniela Santanché, peraltro incensurata e ancora innocente fino a prova definitiva. Piace invece il "metodo Salis", un'inversione della selezione del personale politico che vogliono fare passare come un'operazione anti regime. La vera bestemmia è stata quella di accostare un martire laico come Enzo Tortora all'antagonista lombarda per giustificarne l'elezione al Parlamento europeo come misura garantista.

Il meccanismo è questo: i precedenti penali fanno curriculum e i reati violenti ascritti dalla procura ungherese diventano provocazioni di un regime dittatoriale da contrastare. Ne discende un mondo da favola all'insegna della libertà, decisa da un voto d'aula con la sottrazione al giudice naturale per ragioni ideologiche. La Salis è diventata una politica di professione che può concedersi tutto, vista l'affettuosa benevolenza da cui è stata circondata da gran parte della sinistra. Quella che ogni giorno invoca dimissioni per chi comanda, ma che digerisce senza bicarbonato pure la storia del suo portaborse condannato, pagato dai contribuenti dei 27 Paesi dell'Unione europea. In passato la sinistra di governo, in nome della legalità, era stata capace di compiere dolorose epurazioni di ministri sfiorati da guai giudiziari spesso rivelatisi infondati.

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