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Quell'invadenza che non risparmia i casi di cronaca

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16.03.2026

Molti guardano alla Famiglia del bosco oppure al caso Garlasco con snobismo, come se fossero cronache giudiziarie di serie B o delle real-fiction per un pubblico nazional-popolare, roba distante della cronaca giudiziaria di serie A che, invece, smuove gli opinion-makers perché si interseca con le polemiche referendarie. Tra questi snob, talvolta stupidi, ci sono io, e succede ogni volta che dimentico quanto alla fascia maggioritaria del pubblico non rimanga per niente impresso, chessò, un dettaglio sul sorteggio del Csm, ma, guardando alla Famiglia del bosco, quanto la magistratura possa intromettersi nelle vite private delle famiglie.

La Famiglia del bosco impressiona perché porta a un'identificazione più palpabile con qualcosa che non è così distante dalle nostre vite, e che la giustizia però può realmente intervenire per correggere: e invece smembra, travolge, disumanizza. Anche Garlasco: è una dissezione incessante di errori giudiziari e di impunità la cui frequenza riempie i giornali da decenni, ma, in quel caso, tocca certa Italia più da vicino, potrebbe bussare alla porta di casa con severa postura di una magistratura che non sa bene dove sta andando: è questa la sensazione che resta.

Altre cose non c'entrano, ma c'entrano. Il poliziotto preso a calci e martellate, a Torino, ha lasciato nella testa degli italiani un fotogramma molto più semplice di tutte le discussioni tecnico-sociologiche che ne sono seguite: quella di una risposta giudiziaria percepita come debole. Ecco, percepita: c'è anche una magistratura percepita, diciamo così: e non certo per colpa dei giornalisti o dei politici.

Il referendum è fatto di cose tecniche, ma sappiamo tutti che gli italiani votano di pancia. Su quella pancia, ora, c'è un peso.

riforma della giustizia

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