Il pm fa a pezzi Scarpinato: "Inattendibile sulla mafia"
La risposta a ogni lagnanza grillina è già nero su bianco: «Non si comprende come Scarpinato abbia potuto firmare la richiesta» di archiviazione di Mafia e Appalti, inoltre le sue affermazioni del 1992 e del 2021 «non corrispondono», altre sue ricostruzioni sono «inattendibili», nel 1992 Scarpinato e Lo Forte non dissero a Paolo Borsellino «della già avvenuta firma dell'archiviazione del 13 luglio». Insomma, le 387 pagine con cui la Procura di Caltanissetta pochi giorni fa ha chiesto di lasciar cadere un segmento «contro ignoti» (pur continuando a indagare su Mafia e appalti) non rappresentano l'archiviazione di una pista, ma una bomba giudiziaria innescata da chi continua a ritenere l'inchiesta Mafia-appalti del 1992 come concausa essenziale dell'uccisione di Falcone e Borsellino. Parentesi: ecco perché Repubblica ha confinato la sintesi di queste 387 pagine nelle pagine locali di Palermo, con un pezzo di Salvo Palazzolo che riesce a non nominare mai Roberto Scarpinato, benché lo si chiami in causa direttamente; ecco perché Il Fatto Quotidiano ha fatto lo stesso, ed ecco perché il Corriere della Sera, almeno, Scarpinato l'ha citato: ma ha piazzato l'articolo nell'inserto romano.
Eppure la Procura di Caltanissetta ha scritto nero su bianco che Mafia-appalti era una delle chiavi per capire le stragi del 1992, e Scarpinato viene collocato tra chi ebbe una conduzione «discutibile» delle indagini (pag. 4) e insomma, le carte del procuratore Salvatore De Luca (nella foto) parlano di attività brevi, parziali, perfino «apparenti» (pag. 199) e svolte con una «malcelata premura» di archiviare (pag. 199); il fascicolo Mafia-appalti fu spezzato, disperso e tenuto........
