“Semplici abbandoni” è l’ultimo libro di poesia di Alberto Bertoni. La plaquette uscita da Einaudi vive il nostro tempo fra malinconie, realtà e storie.
Libro prezioso, vademecum del vivere, quest’ultimo di Alberto Bertoni(Semplici abbandoni, uscito presso Einaudi (pag. 140, euro 12), poeta di chiara fama, che scava e racconta il presente, il suo quotidiano, scrivendo versi che tracciano la vita, reale e realistica, come vero documentario scritto che lascia emergere riferimenti concreti della vita di tutti i giorni, in luoghi precisi; lasciando poi trasparire come il dato autobiografico sbordi dall’animo, dal magma interiore e si muove velocemente lungo l’asse temporale, di un tempo che fu. Non c’è solo il riaffiorare dei ricordi, i colloqui con i familiari o gli amici scomparsi, questi attivano il dialogo con un passato che interagisce col presente. Bellissimi e vivi questi versi: “Quante cose scompaiono/giorno dopo giorno/se ne vanno per conto loro/senza preavviso prendono il volo/per tornare al tempo remoto/di un loro angoletto vuoto/…Del nostro desiderio d’abbandono”. Alberto Bertoni, professore di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, su quella stessa cattedra che fu del suo illustre maestro Ezio Raimondi, è critico militante, impegnato nella saggistica letteraria con preziosi saggi, dati i numerosissimi studi effettuati; ma è anche raffinato e umanissimo poeta. Dagli scaffali della memoria, i fotogrammi visivi che tralucono di fotografia mostrano anche eventi della storia collettiva (le guerre, le migrazioni, il covid…). Ma è soprattutto il quotidiano, a partire da semplici azioni e gesti – dal comprare il pane e il giornale, al caffè del mattino e i piaceri della tavola, poi l’accesa passione per lo sport, i viaggi e gli incontri occasionali – a riempire di umanità i suoi versi. Il presente diventa sulla pagina lo specchio di una realtà che sfugge i tentativi di decifrazione, si........
