Trovare Dio scambiando il filosofo del “motore immobile” per Agostino
Aristotele senza le astrazioni del teismo e del moralismo. Il motore immobile non crea, non ama e non guarda il mondo. Eppure la metafisica aristotelica ha plasmato la teologia cristiana: tra contemplazione, felicità e intelletto, la scintilla divina passa dall’antichità alla fede
Se c’è un concetto almeno apparentemente “freddo” nella filosofia aristotelica, questo è senz’altro il concetto di Dio, l’atto puro, il motore immobile, colui che muove senza essere mosso, del tutto incurante di ciò che succede nel mondo. Come viene detto nel libro settimo della Metafisica, si tratta di una sostanza soprasensibile immobile ed eterna, “completamente separata dalle sostanze sensibili”, la cui conoscenza spetterà, non alla fisica e nemmeno alla matematica, bensì “ad una scienza anteriore all’una e all’altra”, che Aristotele chiama filosofia prima o metafisica o teologia.
Come è noto, la Metafisica è forse l’opera antica che ha condizionato di più il pensiero cristiano successivo, fino a diventare, a partire soprattutto da Tommaso D’Aquino, uno dei capisaldi della sua impalcatura teologica. Tuttavia, se si vuol comprendere adeguatamente la posizione aristotelica in ordine alla sostanza sovrasensibile e quindi a Dio, è opportuno non farsi trasportare troppo dall’idea che abbiamo del Dio ebraico-cristiano. Il motore che “muove senza essere mosso”, che è........
