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La lezione sull'intelligence inascoltata nel 2022, quando Putin ammassava truppe ai confini

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21.02.2026

Quattro anni dopo il “comitato di guerra” al Cremlino, resta l’errore madornale di aver attribuito al presidente russo una razionalità che non mostrava più: Cia e MI6 avevano lanciato l’allarme, ma in Europa si rifiutavano di credere che l’impensabile potesse accadere

Quattro anni fa, oggi, Vladimir Putin riuniva il suo Consiglio di sicurezza in una grande sala di marmo del Cremlino: il presidente russo era seduto a una scrivania bianca e oro, i funzionari erano dall’altra parte, sulle seggiole bianche, lontanissimi, in mezzo c’era un podio, dove Putin convocò i consiglieri per sentirsi dire che sì, le regioni del Donbas parzialmente occupate nel 2014, Donetsk e Luhansk, dovevano essere riconosciute formalmente. Era  un comitato di guerra, che molti poi avrebbero paragonato alle riunioni di Stalin in cui tutti i suoi funzionari sapevano che i nazisti stavano per invadere ma, siccome Stalin non ne era convinto, nessuno aveva il coraggio di dirglielo: soltanto un consigliere disse a Putin, a telecamere spente, che un’operazione in Ucraina sarebbe stato un disastro. Ma quando le telecamere si riaccesero – a nostro uso e consumo – e il presidente russo chiese se qualcuno voleva ancora esprimere il suo parere, non parlò più nessuno.

Era un comitato di guerra, ma le intelligence europee continuavano a pensare che l’invasione russa in Ucraina non ci sarebbe stata: alla Russia non conviene, dicevano. Questa della convenienza e della razionalità di Putin è una cosa che abbiamo sentito ripetere anche noi dai nostri commentatori fino alla mattina del 24 febbraio del........

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