Le mille falle del libro che voleva mandare all’Inferno l’Opus Dei
In “Opus” la tesi è precostituita. Il che è legittimo, naturalmente: ma di certo non è imparziale. Non è uno studio che si propone di fare luce da una posizione terza. E poi c’è il problema delle testimonianze, perlopiù anonime
Comica dell'Anticristo. Le (minacciose) idee di Thiel hanno poco o nulla a che fare con la presa di San Pietro
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La fronda conservatrice e cristiana contraria alla guerra contro l'Iran
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Francesco e il successore che non c'è
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Roma. L’udienza più curiosa della settimana è quella che il Papa ha concesso al giornalista finanziario Gareth Gore, autore di “Opus”, un mastodontico libro in cui si ripromette di mettere in luce – pagina dopo pagina – il vero volto dell’Opus Dei, tra “denaro oscuro, un culto segreto e la sua missione di rimodellare il nostro mondo”. Il che fa molto Dan Brown, che con i suoi romanzi, dal “Codice da Vinci” in poi, ha dato dell’Opera un’immagine torbida e negativa. Ma perché il Papa ha ricevuto un giornalista che da sette anni è impegnato nel portare alla luce quelli che considera gli scandali segreti della Prelatura fondata da Josemaría Escrivá de Balaguer? L’ha raccontato lo stesso Gore al National Catholic Reporter. A contattarlo è stato il giornalista peruviano Pedro Salinas, che con una sua inchiesta (condotta insieme a Paola Ugaz) nel 2015 rivelò le violenze diffuse all’interno del Sodalitium Christianae Vitae, la società di vita apostolica laicale soppressa un anno fa per volontà di Papa Francesco dopo le accuse di abusi e corruzione che avevano riguardato anche il fondatore Luis Fernando Figari. E’ nell’ambito di questo lavoro che Salinas conobbe il vescovo Prevost (già nel 2018), con il quale è rimasto in contatto, venendo pure ricevuto in udienza a Roma. Prevost si mostrò da sempre disponibile all’ascolto delle vittime, a indagare e ad approfondire laddove regnava l’omertà. Ed è Salinas che ha spiegato a Gore il desiderio di Leone XIV di incontrarlo in udienza.
Il fatto è notevole: il Papa riceve l’autore di un libro che presenta l’Opus Dei come il male dei mali, un cancro che corrode la Chiesa. E Dan Brown c’entra ben poco, qui. Ma cosa ha detto il Pontefice nel corso dell’udienza? Non si sa. Gore, abilmente e rispettosamente, non lo dice, anche se lascia nel lettore il sospetto che Prevost – notoriamente di poche parole, anche nelle udienze – fosse d’accordo con lui. Quel che Gore rivela è quanto lui ha detto al Pontefice. Conosciamo quindi i temi della conversazione: adescamento di bambini, traffico di ragazze schiavizzate, membri costretti ad assumere droghe, violazione del segreto confessionale, direzione spirituale usata per estorcere informazioni su altri membri, problemi di soldi, tantissimi soldi. “Ho denunciato apertamente il completo fallimento della Chiesa nell’affrontare questi abusi gravissimi. Nonostante Papa Francesco avesse suscitato speranze con il suo motu proprio del 2022 con cui ordinava all’Opus Dei di riscrivere i propri statuti, con il passare del tempo è parso sempre più chiaro che la riforma del gruppo fosse poco di più di un esercizio di pubbliche relazioni. Il Vaticano non ha mai contattato gli ex membri per capire cosa effettivamente necessitasse di riforma. Anzi, ha ignorato chi offriva documenti e informazioni raccolte al di fuori dell’Opera”. Gore ha detto al Papa che a suo giudizio il Vaticano “non voleva conoscere la verità, ma l’incontro con il Pontefice mi costringe a riconsiderare queste conclusioni”. Parrebbe dunque che Francesco sia rimasto inerte, ma proprio il motu proprio........
