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Il cardinale di Chicago attacca Trump, ma in America aspettano che parli il Papa

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10.03.2026

Leone XVI, che ha mostrato di non condividere affatto i raid, si mantiene in ogni caso in una posizione diplomaticamente prudente: il segretario di stato ha parlato, denunciando il male insito “nelle guerre preventive”, ma il Pontefice non entra nella mischia. Con il risultato che, nel dibattito generale americano, la voce del cardinale resta l’opinione di uno e poco altro. 

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La scelta fra guerra e pace non sfugge a contraddizioni, neppure per la Chiesa

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Roma. Avrà molto da fare il nuovo nunzio negli Stati Uniti nominato sabato scorso. Mons. Gabriele Caccia, diplomatico tra i più esperti, vivrà sulla propria pelle una fase che si presume incandescente nei rapporti fra la Santa Sede e Washington. Non si tratta di azzardare profezie, ma di constatare la progressiva crescita di tensione fra la Chiesa cattolica e l’Amministrazione Trump. L’attacco all’Iran è solo l’ultimo capitolo di un rapporto che s’è fatto complicato, dopo gli scontri registrati sul fronte migratorio. Sono in molti, al di qua dell’Atlantico, a chiedere condanne esplicite della “guerra fuori dal diritto internazionale” scatenata una settimana fa dal presidente americano d’intesa con Benjamin Netanyahu, ma l’unica condanna vera che finora s’è sentita dal campo ecclesiale americano è quella del cardinale arcivescovo di Chicago, Blase Cupich. Che però, in patria,........

© Il Foglio