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La procura di Trani arresta ingiustamente un altro sindaco: il caso Minervini

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20.03.2026

Accusato di corruzione senza aver preso un euro, la Cassazione annulla tutto senza rinvio. È la seconda volta che la procura pugliese abbatte un sindaco per il porto di Molfetta: la prima inchiesta si chiuse con 28 assoluzioni su 28

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La procura di Trani colpisce ancora. Tommaso Minervini, (ex) sindaco di Molfetta, non doveva essere arrestato: le accuse sono sbagliate e le prove carenti. La Cassazione ha accolto integralmente il ricorso del suo avvocato, Mario Malcangi, ma nel frattempo la sua reputazione – come quella degli altri indagati – è stata disintegrata e l’amministrazione comunale si è disciolta. Mentre il procuratore di Trani, Renato Nitti, è incessantemente impegnato nella campagna per il No al referendum sulla magistratura, paventando ipotetici pericoli enormi per i cittadini, i cittadini verificano i concreti danni civili e democratici causati dal lavoro della procura che lui guida.

Minervini è accusato di una lunga sfilza di reati, 18 capi d’imputazione – dalla corruzione al depistaggio, passando per il falso ideologico e la turbativa d’asta – nell’ambito di un’inchiesta per la realizzazione del porto di Molfetta. 

Nella descrizione della procura di Trani, confermata dal gip, Minervini, che era uno stimato professionista al secondo mandato in una giunta civica di centrosinistra, si rivelava essere un criminale incallito. “Le connotazioni oggettive dei reati commessi denotano una significativa propensione al crimine”, tale da ritenere che “lungi dall’essere un episodio isolato sia piuttosto indice di una inclinazione a delinquere”. Il sindaco, insomma, era un pericolo sociale. E pertanto l’anno scorso è stato arrestato: lui, che per decenni ha fatto l’educatore in carcere, non è finito dietro le sbarre ma ai domiciliari solo per i limiti di età. Eppure, questo........

© Il Foglio