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Le riforme che i magistrati chiedono alla politica sono in realtà richieste sindacali

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I vincitori del referendum aprono il dibattito con il ceto politico lanciando le loro proposte: più finanziamenti, migliori attrezzature, un consistente aumento dell'organico. Ma nessuna di queste è, a rigore, una riforma

Il referendum certifica il valore dei riformisti a Milano. Appunti per futuri sindaci

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“Il partito dei magistrati non esiste. Ora dialogo col governo”. Parla il procuratore D'Amato (MI)

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L'esercito dei giovani al servizio delle chimere ideologiche

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In questi giorni leggo una marea di interviste a magistrati, un po’ perché è impossibile aprire un giornale senza incappare in qualche togato molto facondo, un po’ perché le considero un antipasto della prossima stagione riformatrice. Finalmente, nella loro magnanimità, sono i vincitori del referendum ad aprire il dialogo con il ceto politico e a lanciare le loro proposte! Non volevamo tutti delle soluzioni larghissimamente condivise, concertate, consociative, compromissorie, concordate? Ebbene, che siano di una corrente, di un’altra corrente o di nessuna corrente, dagli intervistati emergono i lineamenti di una visione molto chiara. Ecco quindi una lista delle prime tre riforme da mettere all’ordine del giorno: al sistema giustizia servono più finanziamenti, servono migliori attrezzature (perché, come vuole un tormentone che anche i bambini conoscono, agli uffici giudiziari manca la carta per le fotocopie), serve un consistente aumento dell’organico, soprattutto del personale tecnico-amministrativo. Che ne dite?

So cosa state pensando: a rigore, nessuna di queste è una riforma. È una lista di comunissime richieste sindacali, ancorché avanzate da un sindacato molto atipico: dateci altri soldi, strumenti e uomini, lasciando inalterato l’assetto del sistema. Non siate frettolosi nel trarre conclusioni, però! A dire il vero, qualche proposta di riforma gli intervistati la fanno. Un magistrato dice che bisogna migliorare l’efficienza del processo e accorciarne i tempi ma, ci mancherebbe, “senza sacrificare le garanzie”; un altro invita a eliminare – ma “mantenendo inalterate le garanzie”, beninteso – “quegli orpelli procedurali che, in nome di uno pseudogarantismo, appesantiscono l’iter processuale”. Senza sacrificare le garanzie, mantenendo inalterate le garanzie: sarebbero precisazioni rassicuranti, chi lo nega, se non venissero, la prima, dal titolare del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, e la seconda dall’artefice della maxi-inchiesta Stige. E ora, con rispetto parlando, facciamocela pure sotto.


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