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Il viaggio di Ako Atikossie lungo la "soglia misteriosa tra il nulla e l’esistenza"

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01.03.2026

“Dipingo il vuoto, tra quanti di luce e pieghe nello spazio e nel tempo”. Dalle botteghe in Togo alle gallerie europee, l'indagine sul dualismo onda-particella e sul pensiero planckiano: “La scienza è il riflesso del reale”. L'equazione invisibile tra scienza e metafisica. In mostra a Piacenza

Nome e cognome: Ako Atikossie Luogo e anno di nascita: Zalivé (Togo), 1980 Gallerie di riferimento: Nashira Gallery, Milano, Italia / Gowen Contemporary, Ginevra, Svizzera 
 Contatti social: Instagram  

Intervista realizzata in collaborazione con Anna Setola

Che cos’è per te lo studio d’artista?

Lo studio d’artista, per me, può avere molte sfumature e significati, ma io lo declino come un tempio di rivelazioni, un laboratorio in cui i pensieri si concretizzano, uno spazio di confronto di idee e di sperimentazione. È un luogo in cui lo spirito del vuoto sussurra il modo di cogliere qualche scintilla della sua essenza, trasformando l’invisibile in visibile. Diventa il centro dell’universo quando mi trovo al suo interno per pormi domande.

Quanto conta la scienza come struttura reale e quanto come immaginario poetico?

L’essere umano ha da sempre la reputazione di essere una creatura curiosa: manipola le materie che lo circondano, ne indaga l’utilità e le trasforma in strumenti necessari alla propria sopravvivenza. La scoperta della natura e dei suoi elementi costituisce uno dei passaggi fondamentali nella comprensione dell’ignoto.

Le avventure nello spazio e nelle profondità della Terra, così come discipline quali la cosmogonia, l’astronomia, la cosmologia, la geodesia, la geologia e la biologia, hanno segnato il nostro percorso evolutivo.

Ogni oggetto che tocco, ogni suono che ascolto, ogni immagine che vedo sono oggi mediati dalla lente della scienza. L’osservazione di ciò che è invisibile agli occhi — di ciò che fluttua nell’aria o si nasconde nella materia — ci spinge a dare una forma razionale alla realtà. In fondo, la scienza è il riflesso del reale: un tentativo sistematico di dare senso e ordine all’esperienza del mondo. È lo strumento più affidabile e coerente che abbiamo per descrivere l’universo e i fenomeni materiali.

Nei miei lavori, la scienza diventa la risoluzione di un’equazione invisibile in forma visiva, sulla tela e negli altri medium che utilizzo. Mi affascina in particolare il pensiero planckiano, secondo cui l’universo non è un flusso continuo, ma è composto da quanti, da pacchetti discreti di energia.

Sulla tela cerco di catturare questa frammentazione invisibile: ogni mia pennellata, ogni forma, è come un quanto di luce che vibra a una frequenza specifica nella sua presenza cromatica. È la soglia misteriosa tra il nulla e l’esistenza.

La poetica delle mie opere è, in ultima analisi, un laboratorio in cui la metafisica della scienza si trasforma in esperienza ottica.

A che cosa stai lavorando?

In questo momento ho appena concluso una serie di lavori che saranno esposti a fine febbraio nella mostra collettiva “Sguardi sull’Africa”, a cura di Paolo Giglio e Samuele Menin, in programma al Palazzo Gotico di Piacenza.

Nei miei lavori più recenti mi sto interessando a concetti legati allo spazio e all’universo, esplorando il tema del ribaltamento del vuoto in chiave scientifica. Non posso però dire di concentrarmi su un’unica tematica: preferisco lasciare che le mie........

© Il Foglio