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La storia non detta di Garibaldi, agricoltore prima che “eroe dei due mondi”

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19.02.2026

Il pianto per la morte della sua cavallina, il disgusto per la legge Pica e la pietas verso l'ormai ex re Francesco II. I diari di Caprera, svelati nel libro di Virman Cusenza, restituiscono il lato meno frequentato del personaggio malgrado la sua monumentale presenza nella vulgata nazionale

Le tare dello stato italiano e i diari di Bottai e Nenni

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Riscoprire il prudente Galileo. Quando la rivoluzione nasce dalla competenza

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L’oblìo, sostiene Borges, è una delle forme della memoria, “l’altra faccia segreta della moneta”. Sicché l’avere conosciuto e puntualmente trascurato che Giuseppe Garibaldi fu anche agricoltore a Caprera è stato il modo in cui l’Italia ha preferito ricordarlo. Non mostrando il rovescio della moneta ma soltanto la testa. Inconfondibile la sua, con barba, poncho e papalina. L’effigie tornò comoda di volta in volta alla retorica nazionale umbertina, all’epica risorgimentale del fascismo, alla propaganda del Fronte popolare nelle elezioni del 1948 quando i democristiani, manipolando il simbolo di quella coalizione, ricavarono dal Garibaldi capovolto il torvo faccione di Stalin (e stravinsero). Il volume di Virman Cusenza su "L’altro Garibaldi. I 'Diari' di Caprera", appena pubblicato da Mondadori nella collana “Le Scie”, rigira la moneta agiografica restituendo con affettuosa precisione, in poco più di 200 pagine, il lato meno frequentato del personaggio malgrado la prolifica attenzione degli storici e la sua monumentale presenza nella vulgata nazionale. Tra un dirne male che non si poteva e un dirne bene che non si doveva più, negli ultimi decenni, a sud del Garigliano.

I diari agricoli di Garibaldi, per la gran parte inediti, sono il documento principale cui ha attinto Cusenza e rivelano che Caprera fu molto più del buen retiro che accolse........

© Il Foglio