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Non trasformiamo la riapertura della scuola in un delitto Cogne. Una lettera

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Perché politici, genitori e talk tv dovrebbero andare a lezione dai nostri presidi

"Test rapidi e mappatura dei contatti. Così riapriremo le scuole nel Lazio"

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Preparati e globalizzati: medici e professionisti sono la nuova classe dirigente

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Salvare la scuola con la creatività

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La verità è semplice: nessuno lo sa. La rivista Science è uno dei prodotti editoriali dedicati alla scienza più importanti del mondo, vanta circa 130 mila abbonati, ha un bacino di lettori che viene stimato intorno alle 570 mila persone e in uno degli ultimi numeri dati alle stampe, dedicato naturalmente alla pandemia, ha affrontato il tema della riapertura delle scuole ponendosi alcune domande che in queste ore sono comuni a molti genitori, molti presidi e molti insegnanti del nostro paese. Una di queste, incorniciata in un colonnino a pagina 244, è forse la domanda chiave alla quale tutti, in queste ore di riapertura delle scuole, cercano una risposta chiara e definitiva. E la domanda, secca, è questa: cosa dovrebbe fare una scuola quando si ritrova di fronte a un caso di positività? Science non ci gira attorno e offre una risposta tanto sincera quanto sintetica: “Short answer: no one knows”. No one knows: nessuno lo sa. Proprio così: nessuno lo sa. Nessuno sa cosa capiterà quando in qualche scuola verrà rintracciato un caso di positività. Ma al contrario tutti sappiamo che il successo della riapertura delle scuole dipenderà da alcuni elementi più facili da preventivare. Primo: la capacità di ciascuno di noi di non politicizzare il ritorno nelle aule – e speriamo che i talk-show, di ritorno dalla pausa estiva, sappiano resistere alla tentazione di trasformare in un nuovo delitto di Cogne ogni caso di singola infezione registrata a scuola. Secondo: dalla capacità di ciascuno di noi di entrare nello spirito della fase che dovremmo vivere nei prossimi mesi, facendo una volta per tutte quello che molti papà e molte mamme si sono sempre rifiutati di fare, ovverosia mettersi nell’ottica che a dover imparare qualcosa dalle nostre scuole oggi non sono soltanto i nostri figli ma siamo anche noi genitori. E prima ancora che riaprano tutte le aule d’Italia, un modo utile per imparare qualcosa, dalle nostre scuole, è quello di fare tesoro delle formidabili lettere che stanno inviando in questi giorni alle famiglie gli eroi della fase che vivremo nei prossimi mesi: i presidi. 

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Claudio Cerasa Direttore

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.


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