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Sindaco influencer, le grandi manovre glocal e social di Gualtieri

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22.02.2026

Daniele Cinà e della sua squadra hanno calibrato il primo cittadino su misura di TikTok e reels Instagram, a scapito della staticità museale delle foto. Roma come laboratorio di piattaformizzazione organica della comunicazione politica

Una app per amico, “Per Roma con Gualtieri”.

Una app per amico, “Per Roma con Gualtieri”.

Il caso Esperia e la comunicazione “grassroots” a destra in Italia

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La popolarità social di Roberto Gualtieri è indubbia e consolidata. Quante volte abbiamo condiviso sue immagini o video per motivi lontani dalla politica o dalla vita cittadina? Influencer, meme, cantore della città, bonariamente deriso da pagine come “Gualtieri che indica cose” – e proprio così viralizzato e amplificato –, il sindaco gode di una fama che va oltre i confini romani. Merito di Daniele Cinà e della sua squadra: hanno trasformato Gualtieri in un brand diffuso, capillare, riconoscibile, empatico persino per chi, teoricamente, non lo ha votato e appoggia l’opposizione.

Cinà era già con Gualtieri al Mef, ma solo in Campidoglio si è compiuta la “svolta social”: le piattaforme non sono uguali, e i gusti/linguaggi evolvono richiedendo analisi costante dei trend. Cinà ha calibrato un Gualtieri per la brevitas di TikTok e reels Instagram – video verticali di pochi secondi – a scapito della staticità museale delle foto. TikTok, a lungo incubo di politici impreparati a una comunicazione essenziale, polarizzante e striminzita, è diventato il campo di battaglia delle guerre culturali digitali, in Italia e soprattutto negli Usa.

In una società con soglia d’attenzione neurologicamente abbassata da algoritmi gamificati, e con media classici che indicano il tempo di lettura online, aderire era irrinunciabile. A moltiplicare diffusione e popolarità (capitalizzabile politicamente) c’è un ecosistema indipendente ma connesso: pagine e influencer formalmente slegati da partiti che condividono, commentano, appoggiano – simile a Esperia Italia o Welcome to Favelas nella galassia non progressista. Differenza: Report dedica puntate a dimostrare la “non indipendenza” delle pagine di destra, senza capire che conta il messaggio, non la riconducibilità organica, e che ‘indipendenza’ è ormai concetto vacuo.

Gualtieri però non aspira a fare l’influencer: resta politico. L’incontro al Brancaccio del 9 febbraio ha legato comunicazione piattaformizzata e ambizione nazionale oltre il Campidoglio. Incarnata dalla app “Per Roma con Gualtieri” (segnalazioni, sondaggi, dialogo dal basso). Roma, glocal per vocazione – amministrazione locale ma Capitale vetrina universale –, con Bettini, Franceschini e maggiorenti PD in platea, suggerisce non una semplice passerella per la riconferma sindaca.

In gioco le politiche e il governo nazionale: elezioni accorpate o vicine temporalmente; Roma come laboratorio di piattaformizzazione organica della comunicazione politica. Il centrodestra arranca paradossalmente non per mancanza di comunicatori sagaci, ma per assenza di sponda sostanziale: un soggetto da far crescere, contrapporre, attorno cui costruire storytelling. Da un lato Gualtieri; dall’altro, nessuno. Una casellina vuota che potrebbe costare cara alle politiche.


© Il Foglio