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La Roma di Peter Thiel, tra teologia, filosofia e slancio all'innovazione

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Al termine dei quattro incontri nella Capitale, il presidente di Palantir ha detto che la tappa romana è stata la migliore in assoluto fra quelle organizzate perchè c'è qualcosa nella città che la rende una speranza. Un rovesciamento dell'immagine di una metropoli indolente, museale, inerte e ossificata

Peter Thiel vuole sconfiggere l'Anticristo con la religione della tecnologia. Ma Roma non si fa incantare

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Comica dell'Anticristo. Le (minacciose) idee di Thiel hanno poco o nulla a che fare con la presa di San Pietro

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Che cos'è davvero l'Anticristo? A margine delle lezioni di Thiel a Roma

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Roma. Quando Peter Thiel si è congedato, al termine delle quattro lezioni sull’Anticristo tenute a Roma e che tanta attenzione e tante polemiche hanno suscitato, ha rimarcato a beneficio di un piccolo drappello di presenti rimasti fin oltre il tempo schedulato che la tappa romana è stata la migliore in assoluto tra tutte quelle fino ad oggi organizzate. Meglio di Parigi, di Tokyo, di San Francisco e di Londra. E non solo per la suggestiva cornice, colma di austera gravitas, o per le domande poste, tutte di elevato livello, ha sottolineato. C’è qualcosa in Roma, ha voluto precisare, che la rende una speranza. Contrarian fino al midollo, Thiel ha voluto ribaltare l’immagine di una città indolente, museale, inerte, ossificata, andando oltre la consueta e stantia immagine del ‘mito di Roma’. E se la città, e la sua storia, hanno occupato un ruolo centrale nelle sue lezioni, sia dal punto di vista teologico sia da quello filosofico, parlando in privato con il fondatore di Palantir emerge un aspetto ulteriore, scolpito dalle visite da lui effettuate in città, nel tempo libero. Non tanto novello viandante da Grand Tour dell’epoca digitale, quanto piuttosto un osservatore da sempre abituato, per professione di venture capitalist, a cogliere dettagli in apparenza nascosti e occultati alla vista dei molti. Quelli che a noi appaiono punti deboli, e che sovente ci dannano l’anima nella vita quotidiana capitolina, la mancanza di slancio creativo, l’assenza di vitalità, la retorica del turismo come petrolio, l’inesistenza di reale concorrenza e di competizione, agli occhi di Thiel appaiono un potenziale valore aggiunto. Coerente con l’approccio girardiano di radicale rifiuto di qualunque spirito mimetico e imitativo, messo nero su bianco tra le pagine del suo volume sulle start-up ‘Da zero a uno’, Thiel vede in questa enorme distesa di arte, storia e caos chiamata Roma, una sorta di deserto dal cui ventre potrebbe germogliare un innovatore reale, qualcuno capace di intercettare bisogni non ancora materializzatisi.

Mentre alle latitudini della Silicon Valley, la concezione mitica di Roma è un attrattore affascinante ma assai oleografico e la storia romana stessa, nella cultura americana sin dai tempi dei Founding Fathers, venne utilizzata per un serrato dibattito pubblico e politico molto più americano che realmente storiografico, Thiel si muove lungo un orizzonte assai pratico. Certo, non conosce le pastoie della politica italiana e soprattutto l’incubo di quella burocrazia capillare e microfisica, italiana e romana in particolare, che nemmeno venti DOGE di Elon Musk disboscherebbero, ma si intuisce quale sia la tesi portante della sua considerazione non-mimetica di Roma: questa città è rimasta completamente all’anno zero, con cittadini che contemplano in beato stupore il passato glorioso, mentre sono circondati da spazzatura e graffiti e mezzi pubblici che non passano mai. C’è nei romani una ironia impigrita che cerca di impermeabilizzare ed esorcizzare l’idea di vivere in un luogo senza tempo e, in apparenza, senza futuro e che solo in quel passato affonda radici sostanziali, di sangue e nervi. Ma proprio per questo, proprio per questa sorta di tabula rasa, è inevitabile, per Thiel, che arrivi un romano non interessato all’imprenditoria turistica o a quella del cemento, ha colto subito la propensione palazzinara di un certo ceto capitolino, ed affermi le sue idee e i suoi progetti. L’intelligenza artificiale, aggiunge, sarà un motore per questa scoperta e contribuirà a raffinare i talenti. Ci sono le menti, i visionari, c’è la propensione a non sprecare energia importata dalla competizione autoreferenziale. Consiglia gli imprenditori locali a schiudersi al rischio e all’innovazione tecnologica. Magari, così facendo, attrarranno la sua attenzione e, soprattutto, i suoi finanziamenti.


© Il Foglio