Il cimitero del Verano, dove i morti garantiscono il passato ai vivi
Il cimitero monumentale romano si sublima in una architettura perfetta intrisa di languida malinconia. Tra gli interventi papali e i bombardamenti della guerra, ora i monumenti, le tombe e le cappellette rappresentano uno squisito affresco immerso in una coltre di silenzio e di riflessione
“La morte è uno stato di perfezione, il solo alla portata di un mortale”, ha scritto Emil Cioran in “Squartamento”. Osservandolo dall’alto, in quell’indistinto punto in cui il verde dei cipressi si fonde con il bianco ormai opaco dei marmi, l’ocra dei mattoncini dell’ingresso a tre fornici e la fisionomia adiacente della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, il cimitero monumentale del Verano si sublima in una architettura perfetta intrisa di languida malinconia. Incuneato nel costato del quartiere Tiburtino, davanti San Lorenzo, nel caos iridescente della movida dal quale si separa con le sue alte mura, il cimitero nacque sull’onda del celebre editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804: l’imperatore francese aveva ordinato che tombe, luoghi di sepoltura e cimiteri venissero edificati fuori dai centri abitati, e questa previsione, in forza delle armate francesi, venne........
