Referendum, parla l'ex magistrato del Pool, oggi frontman del Comitato per il “Sì ”: «Critico le strumentalizzazioni politiche e invito a confronti pubblici basati sui fatti»
Antonio Di Pietro, frontman del Comitato “Sì Separa” promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi: che ne pensa dell’iniziativa di Giorgio Spangher di denunciare il Comitato dell’Anm per i manifesti nelle Grandi Stazioni?
Condivido l’obiettivo ma non so se l’azione penale sia lo strumento più efficace. A prescindere da ciò, esprimo la mia solidarietà a chi ci ha messo la faccia e la firma. Io credo che la gravità dell’iniziativa dell’Anm sia da rintracciare più sul piano etico – morale: nell'immaginario comune quando parla un magistrato, soprattutto un giudice, lo si pensa dietro uno scranno a pronunciare solennemente il verdetto sulla base di fatti veri e realmente accaduti. Insomma, a prima vista, il magistrato – solo per il fatto di essere tale - appare altamente credibile. Nel caso di specie, invece, l’Anm ha posto in essere un gravissimo atto di disinformazione, tale da rasentare, appunto, l’illiceità criminale denunciata dal professor Spangher.
L’Anm ha stanziato altre 300 mila euro per la campagna.
La quasi totalità dei magistrati è iscritta all'Anm, ma una parte di essi (chi già esplicitamente e chi ancora implicitamente), approva la riforma. Quindi, utilizzare i soldi di tutti gli iscritti solo ed esclusivamente per esprimere la posizione contraria alla riforma senza spendere un soldo per dar voce a chi è favorevole , mi pare anche questa un’operazione che non corrisponde ai principi di trasparenza a cui dovrebbe attenersi un’associazione di quel livello e di quel calibro.
L’obiezione arriva facile però: lei stesso quando era pm a Milano convocò una conferenza stampa per annunciare le dimissioni del pool per esprimere dissenso contro il decreto Biondi.
Quell’intervento per noi del Pool Mani Pulite era un atto........
