Nei giorni scorsi, com’è noto, è partita una raccolta di firme, promossa da quindici cittadini “volontari”, con lo scopo di chiedere il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura
Un grande “Slam”, o per meglio dire un “triplete”. Stiamo parlando delle nomine, previste per il prossimo anno, dei vertici delle tre Procure più importanti del Paese: Milano, Roma e Napoli. Potrebbe essere questo l’obiettivo, ovviamente inconfessabile, dietro la strategia con cui l’Associazione nazionale magistrati cerca di ritardare la data del referendum sulla separazione delle carriere, a partire dal dichiarato sostegno alla raccolta delle firme dei cosiddetti “volenterosi”, concepita proprio per impedire al governo di indire la consultazione nella prima metà di marzo. È una strategia complessa, che va ricostruita.
Nei giorni scorsi, com’è noto, è partita una raccolta di firme, promossa da quindici cittadini “volontari”, con lo scopo di chiedere il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. «Firmiamo per fermarli», ha scritto in un editoriale Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, giornale schieratissimo contro il “divorzio” fra pm e giudici voluto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. La raccolta delle firme, come però è stato ricordato da autorevoli costituzionalisti, non può fermare un bel nulla, e tanto meno il referendum che è stato già ammesso, ma solo, almeno in teoria, promuoverne un altro. Lo scopo recondito dell’iniziativa consiste quindi esclusivamente nel far slittare il più possibile in........

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