Il Quintanone dopo oltre 4 secoli accetta di parlare: "Ho preso talmente tante botte che non le auguro a nessuno. Solo l'indifferenza mi fa paura"
13 Giugno 2026, 20:00
Prendetela per quello che è: un gioco. Una licenza goliardica che, nell’anno dell’ ottantennale della Giostra della Quintana, ci siamo presi il lusso e perfino il diritto di concederci. Nulla di più. O forse qualcosa in più se, oltre il sorriso, riuscirete comunque a individuare un pizzico di possibile verità.
Quella che state per leggere è infatti un’intervista immaginaria. O, meglio, un’intervista fantastica. Fantastica nel senso più letterale del termine: non è mai avvenuta tra due esseri viventi, ma le domande sono comunque reali. Le risposte, invece, sono frutto delle conoscenze, delle valutazioni e delle espressioni di uno strumento informatico. Quindi, in qualche modo, eccoci qui. Perché in questi tempi moderni e contemporanei, nei quali l’intelligenza artificiale viene alternativamente celebrata come l’inizio di una nuova era o guardata con il sospetto che si riserva agli imbonitori di piazza, abbiamo voluto procedere con un piccolo esperimento: tentare l’impossibile.
A ChatGPT, quel grande oracolo digitale dei nostri tempi, tanto osannato quanto temuto, ho chiesto di dare voce al Quintanone, la storica statua della Quintana che ancora oggi osserva Foligno dall’alto della sua silenziosa immobilità, spettatore privilegiato di vittorie e sconfitte, polemiche e pacificazioni, trionfi, mugugni, amori rionali e inevitabili gelosie cittadine. Sia dunque chiaro: care madonne e cari messeri che vivete nei rioni, le domande sono vere e le risposte che leggerete sono frutto di fantasia. Ma non del caso. Perché l’Ia, forte del suo immenso bagaglio di conoscenze, ha accettato e garantito di poter rispondere davvero e fedelmente come chi, da decenni, vede passare sotto i suoi occhi presidenti dell’Ente Giostra Quintana, priori, cavalieri, dame, politici, contestatori, puristi, nostalgici e nuovi quintanari; chi ascolta da sempre le stesse discussioni (“non è più la Quintana di una volta”, “si spende troppo”, “si è perso lo spirito”, “mai stata così bella”, etc. etc.) salvo poi vedere, puntualmente, la città tornare a emozionarsi davanti a un cavallo che entra al Campo de li giochi.
Con le dovute proporzioni e soprattutto con il dovuto rispetto, ecco quindi questo dialogo impossibile con il signor Quintanone. A lui ho cercato di propormi con la stessa umiltà, la stessa curiosità e persino lo stesso candore con cui un altro folignate immaginario, Silvano, si avvicina, ogni anno, al celebre Barbanera in cerca di una risposta, di una profezia. O, più semplicemente, di un po’ di buon senso.
Incontriamo il simulacro del Dio Marte, per tutti il Quintanone, quello originale, nel Museo della città di Foligno, in una sala di palazzo Trinci dove risiede dal 1993 e si gode un meritato riposo. È nato nel XVI secolo e fece la sua prima apparizione in città il 10 febbraio 1613. Poi si ritirò per ricomparire, nel 1946, nelle cantine di palazzo Gregori e diventare il protagonista di tutte le Giostre della Quintana fino al 1988. Oggi ha lasciato l’onere di rimanere al centro dell’otto del Campo de li giochi a un suo alter ego in resina.
- Quintanone, chi è lei? E’ davvero il Dio Marte?
In verità, io sono la memoria. La Quintana cambia volto ogni anno. Io resto. Ho visto vincitori........
