Maria Rita Paggio (Cgil Umbria): "Un patto per il lavoro non è più rinviabile"
08 Aprile 2026, 16:50
L’Umbria si trova davanti a un passaggio cruciale: una fase di rallentamento economico che rischia di trasformarsi in declino strutturale, aggravata da dinamiche demografiche negative, da un sistema produttivo frammentato e da un lavoro sempre più povero e precario. Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil Umbria, traccia un quadro lucido delle criticità regionali e indica la necessità di un cambio di paradigma fondato su investimenti, qualità del lavoro e coesione sociale. Al centro, la proposta di un patto per lo sviluppo che coinvolga istituzioni, imprese e sindacati.
Sullo sfondo, una riflessione più ampia: le grandi transizioni in atto e le tensioni internazionali, a partire dalla guerra, che rischiano di aggravare le fragilità economiche e sociali, rendendo ancora più urgente una politica orientata alla pace, alla giustizia sociale e a un modello di sviluppo sostenibile.
- Quali sono oggi i principali nodi strutturali dell’economia umbra?
La nostra regione vive da tempo una condizione di rallentamento strutturale che rischia di trasformarsi in declino permanente se non si interviene con una strategia chiara, condivisa e con al centro il lavoro. L’economia umbra si basa su tre assi portanti - industria, agricoltura e turismo - tutti oggi in difficoltà e bisognosi di interventi radicali che sappiano integrare nuove tecnologie e innovazioni, dentro una transizione che sia davvero giusta, cioè capace di tenere insieme sviluppo produttivo e sostenibilità sociale. Formazione, produttività, investimenti pubblici e privati, qualità del lavoro e dei salari devono diventare le parole d’ordine. A questo si aggiunge il tema demografico: l’Umbria non solo invecchia, ma perde la propria base attiva. Calano i nuovi nati e molti giovani, spesso altamente formati, lasciano la regione, mentre diminuisce anche la presenza straniera. Non meno preoccupante è il dato sull’occupazione femminile: solo il 58% delle donne lavora, al di sotto della media nazionale. La difficoltà di conciliare lavoro e cura limita carriere e redditi, con effetti anche sulle future pensioni. Il quadro è completato da una bassa produttività delle piccole e medie imprese, dalla crisi dei settori energivori, da fragilità infrastrutturali e dalla diffusione di lavoro precario e povero.
- La Cgil ha lanciato la proposta di un patto per lo sviluppo e il lavoro. E’ realistico mettere attorno a un tavolo sindacati, imprese e istituzioni? E con quali obiettivi?
Non solo è realistico, ma è necessario. Non siamo di fronte a una crisi congiunturale, ma a una fase profonda che richiede il protagonismo di tutti gli attori. La........
