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Non tutti hanno diritto al fresco. La povertà climatica come nuova ingiustizia esistenziale

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12.08.2026

C'è un dettaglio, tra i tanti che leggiamo in questi giorni sui bollettini della canicola, che continua a rimanere ai margini. Viviamo dentro una società dell'incertezza strutturale, in cui la precarietà non è più un'eccezione biografica ma la condizione ordinaria dell'esistere. Il caldo di questa estate ci costringe ad aggiungere una precisazione drammatica: anche l'incertezza, oggi, ha una sua gerarchia. Non tutti sono esposti allo stesso pericolo, e non tutti hanno gli stessi strumenti per attraversarlo.

Legambiente ha monitorato per settimane sei quartieri periferici, a Napoli, Milano, Roma, Torino, Terni e Bari, e ha scoperto che nelle ore più calde la temperatura media percepita sfiora i 36 gradi, con punte di 39 nel quartiere Barriera di Torino. Sono gli stessi quartieri, non a caso, dove i redditi medi sono più bassi. Più si è poveri, più fa caldo. Non è una metafora, è geografia sociale misurata in gradi centigradi.

Il fenomeno ha ormai un nome tecnico, cooling poverty, povertà da raffrescamento. Descrive l'impossibilità economica di tenere fresca la propria casa. Il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici stima che le famiglie a basso reddito arrivino a destinare fino all'8% del loro budget ai consumi legati al raffrescamento........

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