Certi amori crescono alti per sfidare la folgore. Trasfigurazione di Sibilla Aleramo
L'amante bussa alla porta della moglie. Potrebbe essere l'inizio di un dramma borghese. E invece è il cuore di una novella, Trasfigurazione, l’unica scritta da Sibilla Aleramo nel 1912 in cui chi scrive celebra il suo processo alla menzogna. È probabilmente il testo più radicale che Sibilla Aleramo abbia mai scritto sull'amore come esperienza spirituale esclusiva, etica e conoscitiva. Se lo si legge aspettandosi un triangolo amoroso, si finisce per smarrirne completamente il senso. In Trasfigurazione l'amore diventa un luogo in cui le identità vengono rifondate. Non c'è un narratore esterno. È una lettera aperta in cui una donna parla direttamente alla moglie dell'uomo che ama, lo fa convinta di poterle parlare da pari a pari, e rivendicando per sé il diritto di essere ascoltata senza il filtro della colpa.
L’incipit è un capolavoro di tensione, una dichiarazione di poetica: «Sono io, sì. Voglio che parliamo un poco; bisogna che io parli, e che tu mi ascolti». Il lettore viene gettato dentro una storia già cominciata. È come se aprissimo una porta e trovassimo due donne sedute una di fronte all'altra nel momento più difficile della loro vita. Chi scrive sceglie tuttavia di dare il protagonismo all’amante che rivendica l’ascolto della sua verità. Il procedimento retorico è straordinario, chi parla vuole convincere chi l’ascolta e chi legge. La voce che la morale avrebbe voluto muta diventa l'unica autorevole del racconto. E la sua parola non rivendica un diritto al piacere, ma un diritto alla verità. È questa la rivoluzione di Trasfigurazione: non la difesa dell'adulterio, ma la legittimazione dell'amore libero come esperienza umana dotata di pari dignità, capace perfino di possedere una statura etica superiore rispetto a un matrimonio sopravvissuto soltanto per obbligo sociale. Per decine di pagine la protagonista non tesse una trama, ricompone lo spazio della sua anima e ne rivela ogni sentimento. Ogni frase torna sul dolore, lo ripercorre, lo rovescia, lo osserva da un'altra prospettiva.
L'amore, per Aleramo, non coincide con il possesso. Anzi, la misura dell'amore è proprio la capacità di sacrificare la propria felicità alla crescita dell’altro. È un'idea quasi mistica, ma insolente per l’epoca. La protagonista entra nel racconto come amante e ne esce quasi come figura salvifica, è l’amante che può insegnare ad amare al lettore, qui il gesto rivoluzionario della Aleramo. Persino la moglie deve scendere dal trono e viene invitata a trasformarsi: non deve perdonare, è lei che deve diventare una donna diversa. Il passo più sorprendente è forse quello in cui la protagonista dimostra di conoscere la natura degli uomini: mentono per paura dice per la sua voce chi scrive, le donne possono invece attraversare il dolore senza esserne distrutte. L’uomo è un essere fragile e la letteratura del nuovo secolo lo racconta. Sono le donne,........
