L’impotenza negata del governo israeliano e il futuro della pace
L’attacco della marina israeliana alla Global Sumud Flottilla, con il sequestro degli equipaggi di molte imbarcazioni compiuto a largo dell’isola greca Creta, è stato un atto di pirateria. L’ennesima infrazione delle leggi internazionali da parte del governo israeliano, la meno violenta sul piano concreto, ma la più aggressiva sul piano simbolico, un’eloquente esibita raffigurazione di Israele come Stato fuorilegge che tratta lo spazio della convivenza dei popoli come terreno di scorribande. Lo sforzo ripetuto negli anni della Flottilla di rompere il blocco navale di Gaza per portare aiuti umanitari non ha mai avuto una reale possibilità di successo. Mira, di fatto, a sensibilizzare l’opinione mondiale sulla situazione insostenibile di una popolazione martoriata negli ultimi tre anni, ma in condizioni di grave disagio e isolata da resto del mondo (vivente in regime di reclusione) da tantissimo tempo. Questo obiettivo, far diventare l’evidenza della prepotenza ottusa fattore di risveglio delle coscienze, è stato raggiunto. Sul piano dell’immagine (diventata sostanza) il governo israeliano ha già perso. Lo strangolamento di Gaza non è più inodore, invisibile, silenzioso. È diventato oggetto di contenzioso permanente irreprimibile tra l’esercito di Israele e la passione per la giustizia dei giovani europei. La stizzita e patetica reazione del suo Ministero degli Esteri che, usando metodi e toni da propaganda di tempi nefasti, ha cercato di dipingere i volontari della Flotilla come drogati animati non da sentimenti nobili bensì dal desiderio di una scampagnata a sfondo sessuale, mostra il grande imbarazzo dello Stato israeliano. La continua azione distruttiva, l’uso........
