Freud, l’isteria e il mondo di oggi
Sigmund Freud è cresciuto scientificamente nell’ambiente medico positivista di Vienna dell’ultima parte del diciannovesimo secolo. La sua curiosità nei confronti dell’isteria l’ha portato a Parigi all’ospedale della Salpêtriere dove all’epoca dominava la figura di Charcot, il più grande studioso di questo fenomeno in quei tempi. A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento l’isteria era una condizione di sofferenza diffusa, la manifestazione di un disagio enorme della sessualità femminile stretta tra il desiderio di liberazione e la sua forte repressione sociale. Il disagio trovava uno sbocco difensivo nella contrazione maschile del corpo della donna che la proteggeva dall’infrazione della sua intimità sessuale e, al tempo stesso, denunciava la violenza da lei subita e il silenziamento della sua volontà.
Alla Salpêtriere Freud osservò lo strano comportamento di una donna isterica che con una mano si teneva la veste accostata a sé e con l’altra la strappava. Ebbe un’intuizione folgorante: la donna da una parte difendeva la sua intimità femminile da un maschio immaginario che l’aggrediva, relazionandosi con una violenza esterna a lei, e dall’altra si identificava con il suo aggressore facendo sua la violenza subita. Nella prospettiva tracciata da Freud l’isteria non è una mistificazione, una recita messa in atto ai fini di un inganno, come molti pensano tuttora. È la messa in scena “tragica” di un’impasse profonda nella relazione con l’altro collocata nel suo luogo fondante: la relazione erotica tra la donna e l’uomo.
La nostra relazione con l’altro desiderato implica un’identificazione con il suo modo di essere, una capacità di mettersi nei suoi panni senza la quale la sua differenza, che........
