Vannacci, “Il cavaliere inesistente” e “Il buon soldato Švejk”
Da un po’ di tempo tutti si interrogano sul progetto del generale Vannacci. Pare che egli abbia sufficiente consenso per essere decisivo nel caso di un eventuale pareggio tra le forze politiche che sostengono il governo e quelle del “campo largo”. C’è molto rumore mediatico su di lui che è intervistato, seguito attentamente nelle sue iniziative, ascoltato nelle sue affermazioni, interpretato, compito difficilissimo, nei suoi pensieri. Il generale ha fatto recentemente una dichiarazione che ha suscitato clamore: “Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri.” Più interessante è la spiegazione fine di questa sua opinione: “Donne e uomini sono uguali”. Gli è mancato il coraggio o lo spirito per aggiungere: “Se non lo sono nella vita, almeno lo siano nella morte”.
Dell’eurodeputato Vannacci (un regalo che ci ha fatto l’immaginifico onorevole Salvini) nessuno in realtà sa niente. Capire di cosa parla è arduo, ma ancora più arduo è comprendere perché parla. Non si rivolge agli antenati (rendendo loro omaggio), neppure ai posteri (passando loro il suo testimone) e men che mai ai presenti (di cui si limita a riprodurre, con ammirevole capacità ecolalica, i pensieri più banali e ottusi). Si cerca pazientemente di inserire il suo personaggio nel dibattito politico (o in quello che con altrettanta pazienza si può definire tale) e ad attribuire a tutto quello che fa o dice un qualche significato (con la buona volontà un significato lo si trova sempre). Si fatica, invece, a riconoscere che le sue parole sono sospese sul nulla, perché non c’è un pensiero vero e........
