La soluzione è il reddito di base
Più non si riesce a dar loro un nome, più il disagio, il malessere, il conflitto aumentano. Gli studenti scendono in piazza per la scuola, ma è chiaro anzitutto a loro che i problemi della loro generazione sono più profondi. Gli autotrasportatori bloccano i caselli autostradali per il caro carburanti, ma sanno loro per primi che se anche i prezzi tornassero quelli di ieri i loro problemi non sarebbero affatto risolti. I piccoli imprenditori e commercianti si mobilitano contro le multinazionali che li soffocano e a volte gli fanno concorrenza sleale, ma sanno bene che se anche fosse più regolamentata la grande competizione globale li vedrebbe comunque perdenti. I lavoratori dell’industria protestano contro la chiusura delle fabbriche o per i salari bassi, ma tutti sanno che anche se le aziende riaprissero o venisse data loro qualche integrazione salariale si tratterebbe solo di palliativi temporanei.
A tutti loro vorrei dire: il vostro nemico non è – ovviamente – il cittadino a cui bloccate l’autostrada, il commerciante a cui spaccate la vetrina, l’immigrato contro cui scrivete post sui social. Il vostro nemico non è nemmeno la politica, né lo sono gli ultra-ricchi o l’Unione Europea. Il vostro nemico è il lavoro. O meglio: è la gabbia che abbiamo costruito attorno al lavoro, e che da fiero destriero che ci ha portato lontano lo ha trasformato in una bestia che divora sé stessa e tutti noi. Il vostro compito non è attaccare il lavoro, vostro o degli altri; ripudiarlo, allontanarlo, soffocarlo. Né potete sperare di ammansirlo per tornare a cavalcarlo – o,........
