Le conseguenze del collasso di Cuba sarebbero imprevedibili
Cuba sta attraversando il momento più difficile dalla Rivoluzione. Una crisi economica, già da lungo tempo attanaglia l’isola. Negli ultimi mesi, dopo l’intervento americano in Venezuela, la principale fonte di rifornimenti energetici per Cuba è stata tagliata, provocando una grave crisi umanitaria.
Lo stato degli approvvigionamenti a Cuba è sempre stato precario dal 1963, anno in cui gli Stati Uniti hanno deciso di imporre un duro embargo verso l’isola che traeva dal commercio con gli americani la grande maggioranza del suo import ed export. Proibendo non solo completamente il commercio alle compagnie americane verso l’isola, ma minacciando di sanzioni anche le aziende di altri paesi che avessero deciso di rifornire Cuba.
Durante la presidenza Trump la situazione è drasticamente peggiorata: già nel primo mandato aveva inasprito i rapporti tra i paesi, decidendo di revocare le aperture diplomatiche e commerciali decise da Obama e mantenendo un atteggiamento ostile. Durante la sua seconda presidenza, Trump ha intrapreso una decisa escalation, non si è limitato a toni duri o iniziative diplomatiche aggressive ma sembra star perseguendo un vero e proprio “regime change” strangolando l’economia dell’isola.
Dopo l’attacco americano in Venezuela di gennaio e l’arresto del presidente Maduro, gli Stati Uniti hanno imposto lo stop delle forniture di petrolio venezuelano a Cuba, che così ha perso la sua principale forma di rifornimento energetico.
A fine gennaio poi, Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi per qualunque paese che fornisca Cuba di petrolio e carburante. La combinazione di queste due misure ha di fatto reso impossibile per Cuba rifornirsi: da Gennaio ad oggi sull’Isola è attraccata una sola petroliera, russa (dopo uno speciale permesso americano). Le conseguenze di questo blocco sono pesantissime, senza petrolio sull’isola manca il carburante e l’energia.
Ci sono continui blackout totali, che lasciano senza elettricità tutti i dieci milioni di cubani per ore o giorni. Senza carburante ed elettricità si ferma la produzione industriale, gli aerei non si possono rifornire, le macchine non vanno e i generatori non bastano, mettendo in pericolo anche il funzionamento degli ospedali. In più manca l’acqua, secondo le Nazioni Unite più di un milione di cubani riescono dipendono dai camion cisterna per i rifornimenti idrici (resi molto più complicati dalla mancanza di diesel).
A fine febbraio gli Stati Uniti hanno concesso delle limitate esportazioni di carburante venezuelano, ma solo verso operatori privati. Ci sono state varie missioni umanitarie per provare a sostenere la popolazione cubana, sia da parte di governi come quello messicano e cinese sia da parte di organizzazioni sociali. Di recente una missione è partita anche dall’italia, con la partecipazione di esponenti della CGIL e Sinistra italiana, e ha portato 5 tonnellate di medicinali e beni essenziali. Questi aiuti però risultano largamente insufficienti, l’ONU lunedi’ in un comunicato ha spiegato che a Cuba continua una crisi umanitaria acuta e persistente, esprimendo particolare preoccupazione rispetto alla paralisi dei servizi essenziali, e delle decine di migliaia di pazienti che non riescono ad essere operati. Parlando con chi ha partecipato ad una di queste missioni, la situazione che hanno visto è particolarmente pesante per i cubani. Raccontano di persone viste a rovistare nella spazzatura per mangiare vista la difficoltà nel rifornimento beni essenziali, Spiegano che la libreta, il sistema con cui il governo fornisce la popolazione di beni essenziali, ormai si limita a un po’ di riso e qualche sigaretta ogni mese. Mancano i farmaci, anch’essi limitati dalle sanzioni americane, le farmacie pubbliche sono praticamente vuote. Raccontano di strade deserte, paragonando la situazione cubana ai momenti più duri in italia durante il lockdown dovuto al Covid. Spesso manca l’acqua potabile, la benzina è al minimo e i blackout sono costanti, a volte anche complessi e lunghi diversi giorni.
Oltre al tentativo di strangolare economicamente Cuba, Trump minaccia di continuo interventi militari: nelle ultime settimane ha detto che “crede che avrà l’onore di prendere Cuba” e dopo aver lodato gli interventi militari in Venezuela e in Iran ha detto che “Cuba è la prossima”.
Ieri a Roma migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione nazionale di solidarietà al popolo cubano, a cui hanno aderito, tra gli altri, CGIL e ARCI.
A Cuba la situazione resta incerta e complicata, tra una pressione continua esercitata dal governo americano, la mancanza di beni essenziali e una continua minaccia di invasione. Tutti si chiedono fino a dove è disposto a spingersi Trump. Tra sanzioni ed embargo gli Stati Uniti sono disposti a spingere al collasso un’isola abitata da dieci milioni di persone distanti solo 100 miglia dalla Florida? Le conseguenze sarebbero imprevedibili.
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