Mahsa Amini, una rivoluzione civile tradita dalla guerra. E dall'Europa
Oggi è il quarto anniversario della morte di Mahsa Amini, giovane curda iraniana morta a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non portava correttamente il velo, obbligatorio per legge nella Repubblica Islamica. Da allora molto è cambiato in Iran: le due guerre mosse da Usa e Israele hanno condotto a un inasprimento della repressione interna e favorito l'ala dura e militarista del sistema, quella che ostacola ogni tentativo diplomatico facendo di fatto il gioco dei guerrafondai del fronte opposto. E il conflitto ha portato con sé anche migliaia di arresti per accuse legate alla sicurezza nazionale, processi non trasparenti e un aumento delle esecuzioni capitali, anche fra i manifestanti nelle ultime ondate di proteste e anche per accuse di spionaggio per conto del nemico.
Ma con la morte di Mahsa Amini era cominciata una rivoluzione civile proprio tra le donne, e che ancora non si ferma: nonostante le pressioni per una più rigida applicazione delle norme sull’obbligo del velo e le critiche dell’ala dura al governo per aver voluto congelare una nuova legge ancora più repressiva, per moltissime iraniane è ormai abitudine non portare più nemmeno una sciarpa sui capelli e vestire liberamente nei luoghi pubblici in tutto il Paese. Atti di disobbedienza civile ormai entrati nella norma, e che mostrano il volto di una società molto più libera e avanzata di quanto la vorrebbero i suoi gruppi dirigenti. Una società civile e attiva, forte di quegli alti livelli di istruzione garantiti anche alle donne, che nel tempo sono state chiamate a mobilitarsi per la difesa del Paese e per i valori di una rivoluzione che originariamente non era solo islamica, ma un movimento popolare di riscatto nazionale dal regime di sfruttamento delle risorse del Paese imposto per decenni da potenze esterne. E così proprio la rivoluzione ha formato........
