Donna Vita Libertà, un movimento ridotto al silenzio dai guerrafondai?
La nuova guerra di Usa e Israele contro la Repubblica Islamica sta materializzando i peggiori scenari possibili, estendendo il conflitto in tutta la regione e allertando anche l’Europa. Nel frattempo restano incerte e contraddittorie le ragioni del conflitto dichiarate dal presidente Trump, che nelle sue ultime esternazioni ha superato se stesso: arrivando infatti a dichiarare di voler essere coinvolto nella scelta della nuova Guida suprema dopo la morte di Ali Khamenei, non solo ha mostrato di non avere idea della natura costituzionale e ideologico-religiosa della Repubblica Islamica, ma ha anche rivelato di non avere alcuna intenzione di fare un cambio di regime, limitandosi a voler controllare qualcosa di molto simile a quello attuale. Ma lo stesso Trump non aveva forse detto agli iraniani che l’ora della libertà era vicina? Aggiungendo: "Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo”? Ma soprattutto, che relazione c’è ora fra le speranze di quegli iraniani che sulle strade del Paese hanno rischiato o trovato la morte, e questi sette giorni di guerra abbattutasi senza pietà su di loro? E quale rapporto tra le bombe e i missili di oggi e le istanze di libertà del più grande movimento sociale e di protesta sorto negli ultimi anni in Iran, quello di Donna Vita Libertà, che nel settembre 2022 ha aperto un processo di cambiamento profondo, e irreversibile, nella società civile iraniana?
Donna Vita Libertà e quell’ideale inclusivo “tradito”
Una parte dell’opposizione iraniana all’estero, e in particolare quella che si riconosce nel principe erede Reza Pahlavi, rivendica di essere l’erede di quel movimento. E sostiene la guerra come unico strumento per un cambio di regime, secondo un piano di transizione al quale si è appunto candidato il figlio dell’ultimo scià – nelle cui qualità politiche Trump sembra del resto non avere mai veramente creduto.
Ma c’è anche un’altra parte dell’opposizione iraniana, secondo la quale........
