Nawal El Moutawakel e quei 400 ostacoli metafora della vita
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 6 Aprile come “Giornata Internazionale dedicata allo Sport per lo Sviluppo e per la Pace” (tecnicamente come conseguenza della Risoluzione 67/296; ispirati dal fatto che il 6 Aprile 1896 si svolsero ad Atene i primi Giochi Olimpici moderni). Il tema di quest’anno è stato “Sport: creare ponti, rompere barriere” e si è svolto un dibattito (co-organizzato da Monaco e Qatar, UNDESA, UN Women e UN Department for Global Communication) che ha dato voce a molti stakeholders sportivi – inclusa Nawal El Moutawakel, che ha spiegato come i 400m ostacoli alle Olimpiadi Estive di Los Angeles 1984 siano state una metafora di vita: aprire e chiudere forte, superando ogni ostacolo che si trova sulla strada – mentre lo sport ha rappresentato un “forte catalizzatore per lo sviluppo e per la pace, capace di promuovere inclusione, creare opportunità anche per la gioventù, per donne/ragazze e per persone con disabilità”.
Alcuni summit internazionali – tra cui, Parigi 2024 (co-organizzato dal CIO, dalla Francia – ma anche da Parigi 2024; stakeholders internazionali; Finance in Common, alleanza di banche pubbliche di sviluppo del mondo, e la coalizione sport – guidata da Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Agence Française de Développement e la Cooperazione allo Sviluppo Giapponese, con membri attivi come CIO, OECD e UNESCO), New York 2025 (co-organizzato anche dalla diplomazia italiana) e Doha 2025 – stanno cercando di tradurre impegni internazionali in output tangibili e “messi a terra”.
Ma senza persone come Nawal El Moutawakel (ora Vice-Presidente del Comitato Olimpico Internazionale/CIO) queste idee rimarrebbero riflessioni idealistiche e non riuscirebbero ad unire comunità attraverso culture e generazioni… come invece riesce a fare lo sport – soprattutto in questo momento di paralisi, sfiducia, disuguaglianze, guerra e pressioni internazionali, bisogna “creare ponti, rompere barriere” (come ci insegnano le Nazioni Unite), riaprire porte, ricollegare comunità isolate e riattivare legami inter-disciplinari. Non è automatico che lo sport abbia questi effetti, ma la diplomazia sportiva (anche del Ministero Affari Esteri Italiano) ha un ruolo crescente in questi momenti turbolenti. Per sintetizzare queste riflessioni, ci focalizziamo su una donna, una leader e una campionessa olimpica.
Nawal El Moutawakel: spirito olimpico – fino ai Giochi Olimpici Giovanili 2026/2028 e sempre
Winston Churchill diceva che “il pessimista vede difficoltà in ogni opportunità, l’ottimista vede opportunità in ogni difficoltà”. Questo ritratto trascende la dicotomia pessimismo/ottimismo, opportunità/opportunismo e sport/mondo. Trascende anche Churchill perché storicamente viviamo un’altra epoca: (in parte) più aperta, (parzialmente) più egalitaria e (forse) più sostenibile.
Nawal El Moutawakel viene dal Marocco, è Vice-Presidente CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e fa parte del Pantheon Sportivo dei (miei) miti istituzionali. Nawal entra nel CIO nel 1998, all’età di 36 anni, ma è soprattutto la partecipazione ai Giochi Olimpici Estivi di Los Angeles 1984 a definire la sua carriera, la sua vita e la sua storia: nel 1984 vengono inseriti nel programma dei Giochi Estivi i 400 metri ostacoli per le donne (che debuttano a Los Angeles e nei Giochi). Sono le 2 del mattino nella sua Casablanca, quando viene trasmessa la finale e dove Nawal (la ventiduenne Nawal) migliora il proprio record personale di 0.76 secondi e completa il giro di pista in 54.61 secondi. Con la medaglia d’oro al collo, Nawal diventa la prima donna africana e la prima donna di un Paese musulmano a diventare campionessa Olimpica.
La gracile marocchina (1,62m) è un gigante intellettuale: ascoltandola parlare di parità di opportunità nel mondo dello sport e del management sportivo è un’esperienza che apre gli occhi. E poter parlare con Nawal fa sentire come diceva Isaac Newton, ci si sente come “nani sulle spalle dei giganti” e si guarda alto e lontano verso il futuro.
In un’intervista esclusiva, qualche anno fa, Newal dichiarava: “Non dimenticherò mai quei 54 secondi realizzati nel 1984, 40 anni fa. Questa prestazione mi ha aperto gli occhi non solo sulle possibilità illimitate nella vita in generale, ma anche su questa autostrada di opportunità che mi è stata data, dalla giovane atleta marocchina fino ad arrivare oggi alla vicepresidenza del Comitato Internazionale Olimpico. È un sogno che oggi si realizza e lo auguro a tutte le bambine e le ragazze, sia in Marocco che in questo continente e altrove, per dire loro che l'impossibile non deve esistere nel loro vocabolario. […] Questa medaglia Olimpica, oggi, la dedico a tutte le donne con un sogno, dei progetti. È la prova che tutto è possibile nella vita”.
La condizione femminile nello sport è migliorata – e le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 sono le più egalitarie della storia in termini di partecipazione. Lo sport può rappresentare un motore di trasformazione culturale, come ha ribadito a Casa Italia a Milano il panel “Equità di genere e sport – Un evento dedicato alla Gender Equality”, promosso da Fondazione Milano Cortina 2026, CONI e Comitato Olimpico Internazionale – dove Diana Bianchedi (Chief Strategy, Planning and Legacy Officer di Fondazione Milano Cortina 2026), ha ribadito: “La parità di genere è al centro della nostra visione e delle nostre scelte operative. Milano Cortina 2026 sarà l’edizione dei Giochi Olimpici Invernali più gender balanced della storia, con il 47% di atlete in gara. È un risultato storico, che si riflette anche nella nostra organizzazione: il 50% del Comitato Organizzatore è composto da donne, e tra i volontari la presenza femminile raggiunge il 51%. I traguardi si costruiscono con regole chiare, obiettivi misurabili e la determinazione di portarli avanti ogni giorno”.
Nawal non si nasconde: i problemi di parità e rappresentatività nello sport sono ancora attuali. A Los Angeles, Nawal era l’unica donna presente nella delegazione marocchina. “Non c'erano giornaliste, né dottoresse, né allenatrici [nel 1984]”. Ha scalato i ranghi istituzionali e della governance internationale nello sport – come dimostrano i molteplici incarichi, le molteplici responsabilità ed i molteplici riconoscimenti ricevuti dal CIO e non solo. “A quel tempo stavo già iniziando a farmi delle domande. E queste domande hanno trovato risposte come il fatto che la donna non aveva posto nello sport, che doveva essere altrove. È stato allora che ho preso il mio bastone da pellegrino per abbattere i muri, aprire le porte e gridare forte e chiaro che il posto della donna era non solo sul campo, ma anche nella governance, nella gestione dello sport”.
In una dichiarazione rilasciata in esclusiva, Nawal lega il Sistema Italia con il Mondo, i Giochi Olimpici con i Giochi Olimpici Giovanili, i talenti sportivi con lo Spirito Olimpico – e guarda al futuro, perché la sua finale olimpica è durata 54 secondi e si e conclusa con la medaglia d’oro… ma la corsa per la parità di opportunità (nello sport e nella società) è una corsa infinita che non ha date di scadenza, ma deve rappresentare un traguardo comune di tutta la Comunità Olimpica (e non solo): “I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 sono stati veramente una fonte di ispirazione. Il mio legame con l’Italia rimane speciale, dal portare la bandiera olimpica a Torino 2006 insieme a Sofia Loren e Manuela Di Centa [Manuela Di Centa, campionessa olimpica ed assoluta, Membro Onorario del CIO/Comitato Olimpico Internazionale, è stata recentemente nominata Presidente dei Giochi Olimpici Giovanili Valtellina Dolomiti 2028], all’aver visto – da testimone – brillare una nuova generazione di atleti nelle ultime settimane. Lo stesso spirito di eccellenza e di amicizia continua ora attraverso i Giochi Olimpici Giovanili, che rappresentano un potente trampolino di lancio per giovani talenti. Guardando avanti a Dakar 2026 e Dolomiti-Valtellina 2028 [le Olimpiadi Giovanili Estive 2026 e le Olimpiadi Giovanili Invernali 2028], la mia speranza è che i giovani provenienti da Africa, Italia e da tutto il mondo continuino a unirsi nel vero spirito di squadra olimpico, gareggiando, imparando gli uni dagli altri e lasciando un’eredità che si estende ben oltre lo sport”.
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