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Alla Biennale di Venezia vince chi ti fa "perdere" tempo

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09.06.2026

La scena più significativa della Biennale di Venezia 2026 non si trova dentro un padiglione. Si trova fuori. È una fila. Una fila sorprendentemente lunga, composta da visitatori arrivati da ogni parte del mondo, disposti ad aspettare oltre un’ora per entrare nel Padiglione dell’Austria. In qualsiasi altro contesto culturale sarebbe un dettaglio logistico. Qui diventa invece una dichiarazione di intenti. Perché nell’epoca in cui tutto è progettato per essere consumato in pochi secondi, la Biennale sembra aver riportato al centro una risorsa che consideravamo esaurita: l’attenzione. Si entra, si osserva, si aspetta. E soprattutto si accetta di non capire tutto immediatamente. È forse questo il filo invisibile che lega molti dei progetti più interessanti incontrati tra i Giardini e l’Arsenale. L’Austria, inevitabilmente, è diventata il caso mediatico dell’edizione. L’installazione performativa di Florentina Holzinger trasforma il padiglione in un ecosistema caotico e ipnotico, a metà strada tra teatro, spettacolo e provocazione. Si esce con opinioni spesso opposte, ma con una certezza condivisa: ignorarla è impossibile. Eppure sarebbe un errore ridurre........

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