Nella Giornata internazionale dei ghiacciai debutto di primavera sulle Dolomiti fra mummie e artisti sperimentali
21 marzo 2026: Giornata internazionale dei ghiacciai ed equinozio di primavera, occasione ideale per andare a conoscere un ghiacciaio “di casa nostra”, in Val Senales, fra i più noti dell’arco alpino perché luogo di ritrovamento della mummia più antica del mondo, Ötzi, rinvenuta tra queste cime nel 1991 da una coppia di turisti tedeschi durante un’escursione in montagna nella zona del Giogo di Tisa, a 3.210 metri e conservata oggi al Museo archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, all’interno di una cella frigorifera appositamente progettata.
Stalattiti di ghiaccio lunghe alcuni metri pendono dalla volta centrale e le pareti brillano di vari colori. Dopo aver visitato la grotta e dopo un meritato riposo nel silenzio, il sentiero prosegue fino al rifugio Bella Vista e, in seguito, fino alla baita Teufelsegg (si tratta di un’escursione circolare) e, a seguire, con la seggiovia Roter Kofel si raggiunge il punto di partenza, il paese Maso Corto. La più impegnativa? Ötzi Glacier Tour – dove fu ritrovato Ötzi (sci alpinismo) luogo del ritrovamento di Ötzi al Giogo di Tisa, a 3210 di quota, è il momento più forte di questa escursione sul ghiacciaio. Il ritrovo è a Maso Corto e poi si sale sul ghiacciaio in funivia. Dalla stazione a monte, Grawand (3.205 m) si prosegue attraverso il Ghiacciaio Giogo Alto (2.800 metri), fino alla Croda Nera e al giogo Hauslabjoch (3.280 m). Quindi, discesa con gli sci fino al Giogo di Tisa (3.210 metri) dove fu ritrovata la mummia di Ötzi. Dopo una breve sosta, ritorno allo Hauslabjoch e discesa con gli sci lungo la valle Hochjochtal per rientrare finalmente a Maso Corto.
Va ricordato che che la Val Senales sta contribuendo alla salvaguardia del ghiacciaio, contrastandone il ritiro: per la sua conservazione vengono investiti lavoro e denaro e ogni primavera sono prodotti oltre di 250.000 m³ di neve artificiale, distribuiti sul ghiacciaio o raccolti in riserve. Quest’ultime, insieme a gran parte dell’area del ghiacciaio, circa 7 ettari, sono poi ricoperti con i cosiddetti geotessili durante i mesi estivi. La neve artificiale viene stesa sull’area da coprire con teloni srotolati, cuciti insieme a mano con una macchina e fissati con pesi in modo che non scivolino. Questi teloni contribuiscono ad aumentare l’effetto albedo e, quindi, riducono in modo dimostrabile lo scioglimento del ghiacciaio, facendo scomparire la neve artificiale prima che esso stesso venga intaccato. Una parte di quest’acqua da fusione viene poi restituita al ciclo naturale. Il resto viene utilizzato per generare elettricità verde ed enegia pulita per gli impianti. Progetto da applaudire. E imitare.
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