Il riscatto del caviale italiano
Quando si parla (e mangia) di caviale si pensa subito alla Russia o all’Iran. Eppure dopo la Cina il secondo produttore mondiale di caviale non è l’ex Unione Sovietica né l'ex Persia. Ma l’Italia con circa 60 tonnellate l’anno di caviale che arrivano dai nostri allevamenti, se pur le prelibate uova di storione restano nell’immaginario collettivo un prodotto “da altrove” più che legato alla geografia del nostro Paese. Dove, a sorpresa invece, questo pesce d’acqua dolce - che ha lo stesso identico aspetto da 200 milioni di anni - vive benissimo e dà il meglio delle sue uova, in ambienti felici e fertili legati ai nostri fiumi e di cui proprio domenica prossima si celebra la Giornata mondiale (World rivers day che si svolge ogni anno la quarta domenica di settembre).
Il fiume è simbolo di rinascita, viaggio, passaggio, libertà elementi fondamentali alla vita. Di tutti e, naturalmente, degli storioni stessi e per scoprire questo mondo poco esplorato nel Belpaese ma in forte crescita bisogna andare verso Mantova, magnifica terra dei Gonzaga, per raggiungere Goito, città del Risorgimento, dove intorno al fiume Mincio,73 km, la famiglia Bettinazzi porta avanti un lavoro iniziato tre generazioni fa.
Era il 1972 quando si avvicinò per la prima volta all’acquacoltura e in seguito nel 1995 la scelta di specializzarsi sullo storione, l’animale che di fatto ha determinato il futuro dell’azienda creando Cru Caviar. Un nome che rimanda volutamente al vino perché come il vino anche il caviale ha i suoi “cru” e la tenuta è la prima e unica in Italia ad offrire esperienze e verticali di cru di caviale proprio come si fa con le etichette in bottiglia. Con visite........
