La gita scolastica ha perso il suo senso
In principio erano utili e gradite opportunità culturali: occasioni per vedere, approfondire, toccare con mano opere, luoghi e monumenti conosciuti solo attraverso i libri. Diciamolo subito, però: quella in cui nacque e fiorì la prassi della “gita scolastica” - poi nobilitata, ma solo nei termini, in “uscita didattica” o “viaggio di istruzione”, a seconda della durata e dell’impegno (anche economico) - era una scuola molto diversa, e chiunque mastichi un po’ di storia - e di buonsenso - non può affermare il contrario.
Non abbiamo la pretesa di farci laudatores temporis acti, di ripetere per l’ennesima volta lo stucchevole “si stava meglio quando si stava peggio” o simili triti adagi. Diciamo solo, per restare in tema di luoghi comuni, che ogni stagione ha i suoi frutti e c’è un tempo per ogni cosa. Ecco, forse il punto è che non è più tempo per le “gite” come le abbiamo intese fin qui, e la cronaca quotidiana ce lo sta urlando in tutti i modi: dalla quindicenne in coma etilico ad Ancona dopo una sbornia notturna a base di vodka allo studente precipitato dal balcone dell’albergo a Lignano, passando per la classe di liceo salvata a Praga solo dalla prontezza di tre insegnanti (premiati per questo dal ministro Valditara), per limitarci all’ultima settimana.
Episodi diversi, con dinamiche differenti, uniti però dal medesimo “filo rosso”: gli enormi rischi e le........
