In Italia il lavoro causa più stress e tristezza della media europea
Alla vigilia del Primo Maggio c’è un dato che dovrebbe farci fermare a riflettere: in Italia più di un lavoratore su due dichiara di vivere stress quotidiano. Non una percezione marginale, non un picco episodico, ma il 51% dei lavoratori. In Europa la media è del 39%. La differenza è troppo ampia per essere liquidata come semplice stanchezza individuale.
Il dato arriva dallo State of the Global Workplace 2026 di Gallup e dice qualcosa che spesso il dibattito pubblico fatica ancora a riconoscere: il lavoro non è solo un fatto economico, contrattuale o produttivo. È uno dei principali ambienti psicologici della vita adulta. È il luogo in cui passiamo gran parte del nostro tempo, costruiamo identità, cerchiamo riconoscimento, misuriamo il nostro valore, sperimentiamo appartenenza oppure logoramento.
Da anni discutiamo giustamente di salari, precarietà, competenze, produttività, intelligenza artificiale. Ma continuiamo a considerare troppo poco la qualità psicologica del lavoro: quanto pesa, quanto sostiene, quanto consuma, quanto permette alle persone di restare integre mentre producono.
Il report Gallup fotografa un quadro globale preoccupante. Nel 2025 il coinvolgimento dei lavoratori è sceso al 20%, il livello più basso dal 2020, con un costo stimato di circa 10 trilioni di dollari in produttività persa, pari al 9% del PIL mondiale. Dietro questi numeri c’è una parola semplice:........
