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Metro C a Piazza Venezia: le preoccupazioni sui ritrovamenti archeologici

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25.02.2026

Archeologia vuol dire quasi sempre Età Antica, a Roma più che mai. Eppure, proprio nella Città Eterna, gli ultimi decenni hanno visto scoperte archeologiche molto significative riguardanti epoche successive, come il Medioevo. Nel Foro di Nerva, per esempio, sono state ritrovate le rovine di case private altomedievali tra le più elaborate finora scavate in Europa. Inoltre, una delle sedi del Museo Nazionale Romano, quella Crypta Balbi attualmente soggetta a un grandioso progetto di ampliamento che includerà un intero isolato del centro storico, ospita un preziosissimo palinsesto di architetture che vanno dall’Età Antica al Rinascimento. Lo stesso vale per la splendida area archeologica sotto Palazzo Valentini, che comprende importanti resti di edifici medievali e rinascimentali.

Proprio a due passi da questo complesso, a Piazza Venezia, si sta lavorando alacremente per realizzare la nuova fermata della linea C della metropolitana, un’opera fondamentale per una città la cui urbanistica è caratterizzata, come scrive Italo Insolera, dall’infelice confluenza dei principali assi stradali proprio verso Piazza Venezia.

La zona transennata dove attualmente si stanno concentrando i lavori, però, ospita le fondamenta di un isolato importante, che comprendeva un notevole edificio come palazzo Torlonia, già Bolognetti, al quale lavorò uno dei principali architetti del Barocco, Carlo Fontana, e distrutto agli inizi del Novecento per l’ingrandimento di Piazza Venezia, insieme ad altri edifici coevi e al quattrocentesco Palazzetto Venezia, ricostruito poi accanto a Palazzo Venezia.

A questo si aggiunga che l’area di Piazza Venezia non è lontana dalla zona di Piazza Santi Apostoli, dove era situato, secondo le fonti, il centro nevralgico di potere della Roma altomedievale nel X secolo, ovvero il palazzo di Alberico II di Spoleto, signore di fatto della città per più di vent’anni.

Non mi risulta sia stato intavolato un dibattito sulla sorte delle strutture di epoca medievale, rinascimentale o barocca che con tutta probabilità saranno rinvenute nei prossimi tempi nel corso dei lavori per la costruzione della nuova fermata della metropolitana.

Nel caso dello straordinario ritrovamento della caserma romana durante la costruzione della fermata della metropolitana di Porta Metronia i relativi resti sono stati sezionati, rimossi, restaurati e poi ricollocati e musualizzati. Si farebbe lo stesso se nel prossimo futuro ci si imbattesse nelle rovine di un importante edificio medievale a Piazza Venezia? È una domanda che pongo con un certo allarme alla Sovrintendenza Capitolina e alle altre autorità competenti che hanno il compito di vigilare sulla salvaguardia dei nostri beni culturali.

Io sono il primo che si augura di poter usufruire il prima possibile della nuova fermata di Piazza Venezia, per la quale pare si dovrà aspettare comunque una decina d’anni. Ma i ritrovamenti archeologici di notevole interesse devono essere stati necessariamente messi in conto tra i rischi di questa nuova opera mastodontica, e quindi compresi anche nel calcolo delle tempistiche già attualmente previste. La mia preoccupazione è che sul piano degli eventuali ritrovamenti notevoli le epoche successive all’Età Antica ricevano la considerazione che meritano e dunque non vengano distrutti ma anzi conservati e musualizzati. Solo alcuni anni fa, mi risulta siano stati ritrovati e poi distrutti gli unici resti della fortezza medievale che i Colonna avevano costruito sul Mausoleo di Augusto. Bisogna fare sì che simili pasticci deplorevoli non si ripetano in futuro.

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