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Tech Diplomacy per la pace. Così gli Accordi di Abramo continuano a costruire il futuro

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03.07.2026

Tante le immagini di un decennale del VivaTech a metà giugno a Parigi che, mai come quest’anno, ha attratto un numero straordinario di visitatori, oltre 140 mila, e offerto un’immagine vivida di un futuro tecnologico caleidoscopico e comunque umano-centrico.

E mentre il Medio Oriente continuava a essere raccontato quasi esclusivamente attraverso le immagini della guerra, all'interno del principale appuntamento europeo dedicato all'innovazione prendeva forma qualcosa di diverso: un luogo in cui imprenditori, ricercatori, investitori e startup provenienti dagli Stati Uniti, dal Bahrein, dalla Francia, da Israele, dagli Emirati Arabi Uniti, dal Libano, dalla Siria e dal Marocco parlavano la stessa lingua. Non quella della diplomazia tradizionale, ma quella dell'innovazione attraverso gli Accordi di Abramo.

E infatti l’immagine che più di altre mi ha fatto riflettere è stata quella dell'inaugurazione del padiglione “Abraham in Tech”, che non è stata semplicemente una delle tante iniziative ospitate dalla manifestazione. È apparsa piuttosto come il segnale che gli Accordi di Abramo, sei anni dopo la loro firma, stanno entrando in una seconda fase: meno politica, forse, ma più concreta. Una fase in cui la cooperazione passa attraverso il dialogo, la ricerca, la tecnologia, gli investimenti e lo sviluppo economico.

A rendere ancora più significativo questo momento è stata la presenza di Chemi Peres, figlio di Shimon Peres e oggi presidente del Peres Center for Peace and Innovation. Dieci anni dopo la scomparsa del padre, la sua partecipazione sembrava quasi un passaggio di testimone. Perché l'intuizione di Shimon Peres resta straordinariamente attuale: la pace non si costruisce soltanto con........

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