I sauditi giocano a scacchi su più tavoli
Sulla scacchiera mediorientale, le tensioni non si placano e dietro una partita che ha superato il semestre tra Iran e Usa ci sono I tavoli degli accordi multilaterali che mettono in movimento: governi, imprese e università che collaborano, oppure eserciti che coordinano strategie e sistemi di difesa. Gli Accordi di Abramo e il nuovo Patto della Mecca, la cosiddetta “Nato islamica” raccontano due idee di diverse di dialogo regionale: la prima costruita sull’interdipendenza economica, la seconda sulla deterrenza militare.
Gli Accordi di Abramo, avviati nel 2020, come si sa hanno avviato una normalizzazione dei rapporti diplomatici e commerciali tra Israele, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, ai quali si sono affiancati con percorsi differenti il Marocco e il Sudan, grande assente l’Arabia Saudita. Si è così aperto lo spazio politico per accordi economici importanti tra gli Emirati e Israele, che sono arrivati e hanno visto fin da subito attivarsi voli diretti, e poi investimenti, turismo e un partenariato effettivo che ha ridotto le barriere e ampliato la cooperazione su più fronti in energia, salute, sicurezza alimentare e tecnologie avanzate. I numeri dimostrano che non si è trattato soltanto di una nuova fase della diplomazia tra I due Paesi ma in 6 anni gli scambi cumulati tra Emirati e Israele hanno raggiunto circa 14 miliardi di dollari. Ed anche durante anni segnati dalla guerra e da tensioni politiche molto complicate le relazioni commerciali e tecnologiche hanno continuato a funzionare. Ed è questo il valore strategico più interessante degli Accordi di Abramo, che hanno creato interessi concreti in grado di sopravvivere, almeno in parte, alle crisi........
